Alla
fine Pauline Marois ha ceduto: era diventata irresistibile la tentazione di
sciogliere un’Assemblea nazionale troppo litigiosa e, soprattutto, non
allineata all’agenda (tutta schiacciata sull’identità nazionale) di un governo
minoritario, ma particolarmente ambizioso. ‘Sedotta’ dai sondaggi che danno il
PQ ad un passo dalla maggioranza relativa (grazie soprattutto al consenso
‘bulgaro’ tra i francofoni), la First Lady quebecchese ha sciolto le riserve
decidendo di ricorrere alle urne per la 5ª volta
in 11 anni. Una media quasi italiana! Dopo soli 18 mesi dal voto del settembre 2012, che ha segnato la fine dell’epoca
Charest, i cittadini della
Belle Province
saranno richiamati al voto per un’elezione di cui pochi avvertono l’opportunità
e la necessità. Senza contare che, a rimetterci, saranno proprio i
contribuenti, visto che il Direttore generale delle elezioni (DGE) ha fatto già
sapere che le elezioni del
prossimo 7 aprile costeranno ben 88 milioni di dollari. Per la gioia (si fa per
dire!) delle 26 mila persone che a febbraio hanno perso il posto di lavoro. E
alla faccia dei 2,5 miliardi $ di deficit annunciati dal Ministro delle Finanze
Nicolas Marceau lo scorso novembre, un buco che lo stesso governo si era
impegnato a contenere tagliando la spesa per raggiungere il pareggio di
bilancio nel 2015-2016. Senza contare che era stato proprio l’esecutivo
pechista, nel giugno 2013, a proporre una legge per fissare le elezioni ogni 4
anni, al netto di eventuali sfiducie sul Bilancio. Intanto, in 44 giorni di
pre-campagna elettorale Pauline Marois ha già fatto 215 annunci di investimenti
per un totale di oltre 2 miliardi di dollari. Gettando alle ortiche, per
“manifesta improduttività”, una legislatura che sarà ricordata per la sua
inconcludenza e inadeguatezza. I pechisti dicono per colpa della costante
“guerriglia ostruzionistica” messa in campo dalle opposizioni, che invece
contrattaccano puntando l’indice contro i provvedimenti irricevibili
calendarizzati dal governo. Che, invece di puntellare un’economia in affanno (a
dicembre, l’agenzia di rating Fitch ha declassato l’outlook quebecchese da
stabile a negativo), ha deciso di monopolizzare l’attenzione dell’opinione pubblica
sulla Carta dei valori, una legge dello Stato controversa – e ancora non
approvata - che mira a disciplinare l’abbigliamento dei dipendenti pubblici
mettendo al bando i simboli religiosi “sconvenienti”, in nome della parità tra
uomo e donna e della neutralità dello stato laico. Una discussione snervante,
ma soprattutto lontana anni luce dalla cruda realtà, che vede la società
quebecchese fare della diversità
religiosa, a casa come al lavoro, un valore aggiunto, una fonte di ricchezza,
una prova di maturità. La verità è che, ancora una volta,
l’interesse generale passa in secondo piano, schiacciato dall’opportunismo
politico di un partito che ha priorità diverse da quelle di chi affronta ogni
giorno una realtà fuori dagli slogan e da progetti tanto idealistici quanto
anacronistici. In una parola: fuori dalla storia. Il PQ ha gettato la maschera,
rivelando l’obiettivo che gli sta veramente a cuore: incassare la maggioranza
parlamentare per rafforzare la questione identitaria e magari rispolverare
anche le velleità indipendentistiche. Puntando, quindi, su provvedimenti
ritenuti ‘sine qua non’, come la Carta dei valori ed il ‘Libro bianco’
sull’avvenire della
Belle Province:
temi sui quali, fino a ieri, c’è stato il “veto” dei partiti di opposizione. Un
argine parlamentare, l’ultimo, che potrebbe crollare, se il 7 aprile gli
elettori daranno alla Marois un mandato pieno e incondizionato. In questo caso
sarebbe il popolo sovrano l’ultimo baluardo contro la deriva indipendentista
del PQ: secondo un recente sondaggio di Radio Canada, solo il 39% direbbe sì,
contro il 61% schierato per il no. Se lo stesso risultato fosse confermato da
un eventuale referendum, sarebbe il terzo tentativo andato a vuoto, dopo quelli
dell’ ‘80 e del
‘95.
Wednesday, March 12, 2014
Québec, al voto il 7 aprile: il premier Marois punta alla maggioranza
I sondaggi sorridono al Parti Québecois (PQ), primo col 37%. E intanto la campagna elettorale è partita tra le solite promesse: il partito liberale (PLQ) e il PQ hanno annunciato rispettivamente 250 mila e 172 mila nuovi posti di lavoro entro 5 anni, mentre la Coalition Avenir Québec (CAQ) restituirà 1000 $ alle famiglie, grazie all’abolizione delle tasse su scuola e sanità
Québec
– Il 5 marzo scorso il Primo Ministro del Québec, Pauline Marois (nella foto), leader del
Partito pechista, si è recato dal Luogotenente-Governatore Pierre Duchesne e,
dopo 18 mesi al potere, ha chiesto lo scioglimento dell’Assemblea nazionale,
annunciando che il prossimo 7 aprile il Québec tornerà alle urne. Sarà la
quinta volta in meno di 11 anni.
NEL
2012 LA VITTORIA DEL
PQ COL
31.95%. Alle elezioni del
settembre 2012, il PQ si è aggiudicato le elezioni con il 31.95% dei voti (54
deputati), precedendo il PLQ al 31.2% (50), la CAQ al 27.05 (19) e Québec
solidaire al 6.03% (2), con un tasso di partecipazione pari al 74.60%.
L’OSTRUZIONISMO
DELL’OPPOSIZIONE. Sotto accusa - questa la spiegazione ufficiale -
l’ostruzionismo dei partiti di opposizione, colpevoli di aver impedito al
governo di realizzare i provvedimenti del
programma pattuito con gli elettori. Come la legge che istituisce la Carta dei
valori per uno stato laico e neutrale. O un libro bianco se non addirittura una
nuova consultazione pubblica - che in molti, soprattutto allofoni e anglofoni,
temono - sull’indipendenza delle Belle
Province. Nell’annunciare
le elezioni, la Marois, ‘imbrigliata’ da un governo minoritario, ha detto:
“Chiedo a tutti i quebecchesi di concedermi i mezzi per agire”. Tradotto: una
maggioranza parlamentare autosufficiente. Tradotto: almeno 63 seggi. “Sta a
tutti voi adesso – ha aggiunto - fare la scelta, la sola scelta interessante
per il futuro del Québec”.
SONDAGGIO:
PQ AL 37%. Il
PQ parte sicuramente con i favori del
pronostico. Secondo un sondaggio realizzato da Léger, tra il 28 febbraio e il 3
marzo, infatti, oggi il partito pechista otterrebbe il 37% dei consensi, ma
(attenzione!) tra i francofoni le intenzioni di voto schizzerebbero al 45%. E,
alla luce del
sistema elettorale ‘maggioritario secco’ e dato che la maggior parte delle
circoscrizioni sono a maggioranza francofona, Pauline Marois potrebbe
finalmente riuscire a formare un governo sostenuto dalla maggioranza
parlamentare. Ad oggi, quindi, i pechisti possono contare su un vantaggio di 22
punti percentuali sui liberali tra i francofoni, che sono fortemente
maggioritari in 80 circoscrizioni. Ma c’è di più: per la prima volta nella sua
storia, il PQ è avanti tra gli over 45, quelli che tradizionalmente votano in massa. Senza contare che
ben il 38% dei cittadini si dice soddisfatto del lavoro svolto dal governo in questo anno
e mezzo di legislatura. Dal canto suo, il PLQ ha recuperato il 2% rispetto a
gennaio, ma Couillard non può prescindere da una doppia missione: convincere i
francofoni e ‘rubare’ voti alla CAQ. In questo senso, il leader liberale è già
passato all’attacco: “Un voto per la CAQ – ha detto – è un voto per il PQ”. CAQ
che, secondo lo stesso sondaggio, è fermo al 15%, seguito da Québec solidaire
che non va oltre l’8%.
CAMPAGNA
ELETTORALE TRA SLOGAN E PROMESSE. È partita,
dunque, la campagna elettorale, con i leader dei partiti che attraversano in
lungo ed in largo la provincia annunciando ingenti investimenti: dal lavoro
alla scuola, dalla sanità alle infrastrutture stradali.
PLQ:
250 mila posti di lavoro in 5 anni. Il leader liberale Philippe Couillard – il
cui partito ha scelto lo slogan “Ensemble, on s’occupe des vraies affaires”
(Insieme occupiamoci delle cose importanti) -
ha voluto ricalcare le orme di Jean Charest impegnandosi a creare 250
mila posti di lavoro nei prossimi 5 anni. Un risultato ambizioso, ma possibile
rivedendo gli investimenti del
Piano quebecchese delle infrastrutture e introducendo un credito d’imposta per
i lavori di ristrutturazione dell’abitazione. Senza trascurare la nuova
strategia marittima, che mira a generare investimenti superiori a 7 miliardi e
30 mila posti di lavoro in 15 anni.
CAQ:
1000 $ alle famiglie con l’abolizione delle tasse su scuola e sanità. La
Coalition avenir Québec capitanata François Legault – che ha scelto il motto
“On se donne Legault” (Diamoci Legault), che punta sul doppio senso grazie al
gioco di parole - ha reso pubblica la sua intenzione di restituire alle
famiglie 1000 $, da qui al 2018, grazie ad una “modernizzazione dello Stato”
che “passa inesorabilmente per un’abolizione progressiva della tassa sulle
salute e quella della scuola, congelando allo stesso tempo la spesa pubblica.
PQ:
172 mila nuovi posti di lavoro. La leader del PQ, Pauline Marois, sotto lo slogan “Più
prospero, più forte, più indipendente e più accogliente”, ha minimizzato la
perdita di lavoro di 27 mila persone in Québec a febbraio con il tasso di
disoccupazione schizzato al 7.8%, promettendo 172 mila posti di lavoro entro 5
anni. TRA GLI ITALIANI, DI NUOVO IN CORSA ROTIROTI E DE SANTIIS - Tra i
candidati italiani, saranno nuovamente in corsa Rita Lc de Santis nella contea
di Bourassa-Sauvé, Filomena Rotiroti nella circoscrizione di
Jeanne-Mance-Viger, Richard Merlini in quella di LaPrairie, Robert Poëti, nella
contea di Marguerite Bourgeoys e Alexandre Iracà nella contea di Papineau.
Friday, February 28, 2014
MLS - Impact, Di Vaio e Ferrari promuovono Klopas
I due giocatori dell’Impact danno il benvenuto al nuovo tecnico Klopas (“È diretto e ha le idee chiare”). Il bomber bacchetta l’ex allenatore Schallibaum (“L’anno scorso ci è mancata l’organizzazione”) ed entrambi avvisano la società (“I giovani vanno inseriti piano piano, servono giocatori importanti, con esperienza, in grado di aiutare la squadra a crescere e a migliorare”)
Manca meno di 10 giorni all’inizio della MLS, il campionato di calcio nordamericano, e l’Impact è già al lavoro per preparare al meglio la nuova stagione. La squadra montrealese è chiamata a riscattare un 2013 che ha lasciato l’amaro in bocca a tutti: prima una partenza a razzo, poi la lenta caduta, fino ai Playoff centrati all’ultimo momento e la partita a eliminazione diretta contro Houston persa 3-0 (ma soprattutto giocata male per tutti i 90’). Matteo Ferrari e Marco Di Vaio sono pronti a vivere una nuova stagione da protagonisti. La squadra, però, è ancora un cantiere aperto: è arrivato un nuovo allenatore: Klopas ha preso il posto di Shallibaum; è stato inserito qualche giovane di belle speranze, mentre sono partiti due pezzi da 90 come Nesta e Arnault. Troppo poco per puntare in alto. Anche perché, nel frattempo, gli altri (Toronto e Washington su tutti) stanno rafforzando la rosa con innesti di qualità. La finestra di mercato è aperta fino al 12 maggio: lo sa bene il direttore generale Nick De Santis, che ha fatto capire che qualche colpo in canna è già pronto. “Il fatto che lo zoccolo duro della squadra sia rimasto – ha detto – è molto importante, perché garantisce esperienza e continuità. Speriamo di poter concludere qualche acquisto nelle prossime settimane, senza trascurare il ritorno di Nelson Rivas, che l’anno scorso ha giocato una sola partita. Se sarà possible, proveremo a fare un colpo importante per migliorare la qualità della squadra”.
Di Vaio: “Ci conosciamo, questo è un grande vantaggio. I tifosi la nostra forza” - Marco Di Vaio è carico e non vede l’ora di cominciare. L’allenatore ha detto che quest’anno farai 25 gol. “Io non ho promesso nulla. È dura restare sui livelli dell’anno scorso. Spero di arrivare in doppia cifra, prima, e solo dopo vedremo quello che si potrà fare. Per me l’obiettivo come tutti gli anni è fare 10 gol e poi vedremo”.
Le tue sensazioni per la nuova stagione. “Siamo gli stessi dell’anno scorso, abbiamo perso qualche giocatore importante e c’è da scoprire qualche ragazzo nuovo. Non sarà facile. Sicuramente non possiamo responsabilizzare troppo i giovani perché gli daremmo una pressione troppo grande: i ragazzi vanno inseriti piano piano e vanno aiutati a crescere. La cosa positiva è che ci conosciamo e questo è un grande vantaggio. Sarà importante partire subito con un’organizzazione diversa: dobbiamo lavorare su un’idea comune, che è poi quella che ci è mancata l’anno scorso a fine campionato”.
Ti auguri che la società intervenga sul mercato? “Spero che la società capisca che magari possano arrivare giocatori in grado di aiutare questa squadra a crescere. Se deve arrivare qualcuno, mi auguro che sia un giocatore importante, congeniale al nostro progetto e che possa migliorare le prestazioni di questa squadra”.
Più dell’80% dei tifosi ha rinnovato l’abbonamento: “Siamo contenti perché, se i tifosi ci seguono, la squadra può rendere meglio. Sappiamo che quando giochiamo in casa l’ambiente è incredibile e questa è per noi un punto di forza”.
Come ti spieghi il calo dell’anno scorso? “Lanno scorso, secondo me, ci è mancata l’organizzazione. Abbiamo fatto bene finché le prestazioni individuali di ogni singolo giocatore sono state alte. Nel momento in cui gli altri ci hanno preso le misure, quando abbiamo dovuto giocare da squadra, abbiamo perso punti di riferimento. Per essere grandi devi avere un’organizzazione importante. Quando gli altri ti cominciano a conoscere, devi essere organizzato e preparato. Con Schallibaum preparavamo la partita soprattutto a livello mentale ed emotivo, non eravamo pronti ad affrontare squadre che si chiudevano e non ci affrontavano più a viso aperto. Koplas ha le idee chiare, è molto positivo e schietto, sa come costruire una squadra. Adesso dobbiamo seguirlo, capire in fretta le sue idee e speriamo che ci possa dare una grande mano”.
Ferrari: “Puntiamo a finire in crescendo” - Matteo Ferrari è fiducioso: “Vedo grande energia, tanta positività all’interno del gruppo. Sono contento dell’allenatore, ha le idee chiare, è diretto, schietto, dice le cose giuste, conosce il campionato nordamericano”.
State provando un nuovo sistema di gioco? “In questo momento stiamo giocando con un 4-1-4-1 che si può trasformare anche in un 4-3-3. Poi magari le cose in futuro possono cambiare, anche perché non sappiamo ancora se arriveranno nuovi giocatori”.
Per il momento sono arrivati giovani di belle speranze. Che forse non sono sufficienti per il salto di qualità, come hai detto qualche giorno fa. “Ho soltanto detto che una squadra non può essere composta solo da giovani. I giovani portano tanta energia e positività, però nei momenti chiave della stagione io penso che i giocatori di esperienza sanno come stare in campo, e quindi servono. Fermo restando che io sono favorevole ai giovani, visto che siamo una squadra con un’età media piuttosto alta. In ogni caso, penso che sia ancora presto per dare dei giudizi, visto che il mercato è ancora aperto”.
L’anno scorso avete raggiunto i Playoff: dove volete arrivare quest’anno? “Puntiamo a fare bene, che è ciò che conta: puntiamo a non avere dei cali di rendimento come l’anno scorso, perché non ha senso partire forte e poi arrivare alla fine senza fiato. Preferisco partire in maniera più bilanciata e finire la stagione in crescendo. Non so dirti dove arriveremo perché nella nostra Conference ci sono squadre che si sono rinforzate parecchio, quindi sarà ancora più difficile. Ragioneremo giornata dopo giornata, cercando di essere un pò più equilibrati nelle prestazioni e nei risultati”.
A distanza di mesi, come ti spieghi il calo dell’anno scorso? “Ci sono stati tanti fattori: un calo fisico, mentale, gli infortuni, tante cose che non ci hanno aiutato. Purtroppo nei momenti difficili non siamo riusciti a ricompattarci e a capire i nostri problemi, per affrontarli e risolverli sul campo. Siamo stati fortunati ad aver fatto i playoff, li abbiamo affrontati male ma era inevitabile. Quest’anno puntiamo a fare meglio a livello di prestazioni, ma non so dove arriveremo”.
Canada, bilancio: nel 2015 torna il pareggio
Per risparmiare, il governo penalizza fumatori e funzionari federali. Ma stanzia fondi per la ricerca, investe sulla manutenzione delle infrastrutture e sulle ispezioni alimentari, oltre a migliorare il credito d’imposta per le adozioni
Ottawa – La lunga marcia di avvicinamento del governo verso il pareggio di bilancio è ormai all’ultimo miglio: in base all’ultima legge di bilancio (la 10ª di marca conservatrice), depositata l’11 febbraio scorso dal Ministro delle Finanze Jim Flaherty alla Camera dei Comuni, nel 2015 (anno in cui i canadesi saranno chiamati alle urne) il Paese conoscerà un surplus di 6.4 miliardi $. Per il 2014-2015, invece, il titolare delle Finanze prevede un deficit pari a 2.9 miliardi $, il risultato cioè della differenza tra le entrate pari a 276.3 miliardi $ e le uscite che ammonteranno a 279.2 miliardi $. Ma, grazie a 3 miliardi messi da parte per gli imprevisti, il bilancio raggiungerebbe comunque un leggero sopravanzo. La ricetta per raggiungere ad ogni costo il pareggio di bilancio è ancora una volta l’austerità. In questo senso, Flaherty ha limitato al massimo i nuovi capitoli di spesa (‘solo’ 5.8 miliardi $ in 6 anni “per sostenere il lavoro e la crescita), ritardando l’acquisto dei nuovi equipaggiamenti per le forze armate (per risparmi pari a 3.1 miliardi) ma, soprattutto, aumentando le tasse di accise sui cartoni di sigarette (tagli per 3.3 miliardi in 6 anni) e riducendo la generosità del regime pensionistico e di quello sanitario per i funzionari federali (tagli per 7.4 miliardi in 6 anni). Oltre a congelare per altri 2 anni le spese dei funzionari dei Ministeri (risparmi pari a 1.650 miliardi). “Un budget noioso - lo ha definito Flaherty - ma proprio per questo un buon budget”. Più nel dettaglio, il prezzo di un cartone con 200 sigarette costerà dai 4 ai 6 $ in più (+2 centesimi a sigaretta, +50 a pacchetto), mentre i funzionari federali in pensione (circa 300 mila) dovranno ‘finanziare’ la metà (e non più solo il 25%) del loro regime di assicurazione sanitaria (in media da 300 a 600 $) con l’aggravante di potervi accedere dopo 6 anni e non più dopo 2. Non solo tagli e, quindi, provvedimenti repressivi. ll governo punta anche a stimolare la crescita con investimenti mirati e strategici: 1.5 miliardi in 5 anni per Apogée Canada, il nuovo fondo di eccellenza nella ricerca; 154 milioni in 5 anni per migliorare il programma di salubrità dell’Agenzia canadese d’ispezione degli alimenti; 500 milioni in 2 anni per l’innovazione nel settore automobilistico; 391.5 milioni in 5 anni per la manutenzione di strade, ponti e parchi nazionali; 200 milioni in 5 anni per il programma nazionale di attenuazione delle catastrofi; 165 milioni in 2 anni per la costruzione del nuovo Ponte Champlain; 105 milioni per le Arti e 90.4 milioni in 2 anni per il sostegno dell’industria forestale. Infine, il credito d’imposta per i costi di adozione viene potenziato, portando la cifra massima imponibile a 15 mila $. Non si sono fatte attendere, naturalmente, le critiche delle opposizioni. Secondo Thomas Mulcair, leader dell’NDP, “non c’è niente in questo bilancio che crea lavoro, mentre sono 300 mila in più le persone disoccupate oggi rispetto al 2008”.
Per il leader liberale Justin Trudeau, i conservatori “si sono dimenticati di puntare sulla crescita economica che determina la prosperità della popolazione”, mentre per il leader del Bloc québécois Louis Plamondon, “è un budget deludente per il Québec”.
Il Ministro Julian Fantino: il Canada vuole un’Italia forte
Il Ministro degli ex combattenti sprona l’Italia a uscire dalla crisi, difende il budget conservatore e critica i propositi indipendentisti del governo quebecchese
“Il Canada ha bisogno di un’Italia forte e protagonista sulla scena internazionale. Il budget appena varato da Ottawa è il migliore possibile in un momento economico ancora difficile. Il Canada senza il Québec non sarebbe più lo stesso Paese e i quebecchesi fanno parte a tutti gli effetti della nazione canadese”. Sono alcuni dei passaggi più significativi dell’intervista realizzata con Julian Fantino, Ministro degli ex combattenti, da sempre molto orgoglioso delle sue origini friulane.
“La situazione economica in Italia – ha detto - è molto delicata. Come membro del G7, il Canada è molto preoccupato: nel Belpaese c’è ancora molto da fare per uscire dalla crisi. È indubbio, poi, che l’instabilità politica e la mancanza di fiducia dei cittadini nella classe dirigente renda la strada ancora più in salita. L’impressione è che la mancanza di leadership e di organizzazione, così come le critiche e le polemiche che investono ogni giorno il sistema politico, disperda le migliori energie che invece potrebbero essere incanalate per varare provvedimenti a favore della crescita economica e della creazione di nuovi posti di lavoro. L’Italia ha enormi potenzialità ed ha grandi opportunità per uscire da questo momento di difficoltà. Proprio mentre stiamo discutendo i dettagli operativi del Trattato di libero scambio con l’Unione Europea, non possiamo permetterci che l’Italia resti indietro. La mia speranza è che quest’enorme opportunità possa aiutare l’Italia a ripartire. Con un’economia sempre più globalizzata e i rapporti di import/export sempre più stretti, è molto importante che l’Italia torni a giocare un ruolo da protagonista. Attraverso il Trattato, contiamo di potenziare ancora di più le relazioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico, a cominciare dai prodotti alimentari, come olio e vino, e dai capi di abbigliamento. Tra Ottawa e Roma c’è un rapporto di grande collaborazione: nei mesi scorsi il Primo Ministro Letta è venuto in visita a Ottawa, dove ha ricevuto un trattamento regale da parte di Stephen Harper, che ha colto l’occasione per dimostrare la grande considerazione del nostro Paese per l’Italia e per la Comunità italo-canadese. Ed a fine aprile è in programma la visita di una delegazione del Parlamento italiano”.
“Budget noioso ma buono”. “Come ha detto il Ministro Flaherty, è una legge di bilancio noiosa ma proprio per questo buona. Considerata la congiuntura economica internazionale, il Canada sta andando nella giusta direzione. Il bilancio appena depositato rappresenta un significativo passo avanti verso il pareggio di bilancio che raggiungeremo nel 2015. Dal 2009, il nostro governo è stato in grado di creare oltre un milione di posti di lavoro, molti dei quali ben retribuiti e a tempo indeterminato. Tuttavia dobbiamo restare vigili: i tassi di interesse sono ancora bassi e dobbiamo fare in modo che la gente non s’indebiti eccessivamente. Abbiamo rafforzato la sicurezza pubblica, con un occhio di riguardo verso le vittime di abusi sessuali e il contrabbando di tabacco. Senza dimenticare le agevolazioni per le imprese e gli investimenti per i Parchi nazionali. E tutto questo senza aumentare le tasse, cercando invece di ridurle. Credo sia il migliore budget possibile in un momento economico ancora difficile”.
“Tristi i propositi sovranisti della Marois”. “Nel rapporto con le Province, il governo sta facendo del suo meglio, a partire dagli ingenti trasferimenti per l’assistenza sanitaria. Invece di lamentarsi, i governi dovrebbero dare prova di responsabilità, come sta facendo l’Ontario. Per quanto riguarda il Québec, Ottawa non perde occasione per dimostrare il suo rispetto per la sua specificità storica, culturale e linguistica. Credo che i propositi sovranisti riproposti dal Primo Ministro Marois siano molto tristi: il Canada senza il Québec non sarebbe più lo stesso Paese e i cittadini del Québec fanno parte a tutti gli effetti della nazione canadese. Un’eventuale separazione sarebbe contraria ai sogni e ai sacrifici dei nostri padri, che hanno fatto tanto per fare del Canada uno dei Paesi più evoluti, civili e pacifici del mondo”.
“Il Canada ha bisogno di un’Italia forte e protagonista sulla scena internazionale. Il budget appena varato da Ottawa è il migliore possibile in un momento economico ancora difficile. Il Canada senza il Québec non sarebbe più lo stesso Paese e i quebecchesi fanno parte a tutti gli effetti della nazione canadese”. Sono alcuni dei passaggi più significativi dell’intervista realizzata con Julian Fantino, Ministro degli ex combattenti, da sempre molto orgoglioso delle sue origini friulane.
“La situazione economica in Italia – ha detto - è molto delicata. Come membro del G7, il Canada è molto preoccupato: nel Belpaese c’è ancora molto da fare per uscire dalla crisi. È indubbio, poi, che l’instabilità politica e la mancanza di fiducia dei cittadini nella classe dirigente renda la strada ancora più in salita. L’impressione è che la mancanza di leadership e di organizzazione, così come le critiche e le polemiche che investono ogni giorno il sistema politico, disperda le migliori energie che invece potrebbero essere incanalate per varare provvedimenti a favore della crescita economica e della creazione di nuovi posti di lavoro. L’Italia ha enormi potenzialità ed ha grandi opportunità per uscire da questo momento di difficoltà. Proprio mentre stiamo discutendo i dettagli operativi del Trattato di libero scambio con l’Unione Europea, non possiamo permetterci che l’Italia resti indietro. La mia speranza è che quest’enorme opportunità possa aiutare l’Italia a ripartire. Con un’economia sempre più globalizzata e i rapporti di import/export sempre più stretti, è molto importante che l’Italia torni a giocare un ruolo da protagonista. Attraverso il Trattato, contiamo di potenziare ancora di più le relazioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico, a cominciare dai prodotti alimentari, come olio e vino, e dai capi di abbigliamento. Tra Ottawa e Roma c’è un rapporto di grande collaborazione: nei mesi scorsi il Primo Ministro Letta è venuto in visita a Ottawa, dove ha ricevuto un trattamento regale da parte di Stephen Harper, che ha colto l’occasione per dimostrare la grande considerazione del nostro Paese per l’Italia e per la Comunità italo-canadese. Ed a fine aprile è in programma la visita di una delegazione del Parlamento italiano”.
“Budget noioso ma buono”. “Come ha detto il Ministro Flaherty, è una legge di bilancio noiosa ma proprio per questo buona. Considerata la congiuntura economica internazionale, il Canada sta andando nella giusta direzione. Il bilancio appena depositato rappresenta un significativo passo avanti verso il pareggio di bilancio che raggiungeremo nel 2015. Dal 2009, il nostro governo è stato in grado di creare oltre un milione di posti di lavoro, molti dei quali ben retribuiti e a tempo indeterminato. Tuttavia dobbiamo restare vigili: i tassi di interesse sono ancora bassi e dobbiamo fare in modo che la gente non s’indebiti eccessivamente. Abbiamo rafforzato la sicurezza pubblica, con un occhio di riguardo verso le vittime di abusi sessuali e il contrabbando di tabacco. Senza dimenticare le agevolazioni per le imprese e gli investimenti per i Parchi nazionali. E tutto questo senza aumentare le tasse, cercando invece di ridurle. Credo sia il migliore budget possibile in un momento economico ancora difficile”.
“Tristi i propositi sovranisti della Marois”. “Nel rapporto con le Province, il governo sta facendo del suo meglio, a partire dagli ingenti trasferimenti per l’assistenza sanitaria. Invece di lamentarsi, i governi dovrebbero dare prova di responsabilità, come sta facendo l’Ontario. Per quanto riguarda il Québec, Ottawa non perde occasione per dimostrare il suo rispetto per la sua specificità storica, culturale e linguistica. Credo che i propositi sovranisti riproposti dal Primo Ministro Marois siano molto tristi: il Canada senza il Québec non sarebbe più lo stesso Paese e i cittadini del Québec fanno parte a tutti gli effetti della nazione canadese. Un’eventuale separazione sarebbe contraria ai sogni e ai sacrifici dei nostri padri, che hanno fatto tanto per fare del Canada uno dei Paesi più evoluti, civili e pacifici del mondo”.
ASCOLI: L'ITALO-CANADESE BELLINI È IL NUOVO PROPRIETARIO
L'imprenditore nato ad Ascoli Piceno: "Lo
stadio Del Duca deve tornare ad essere pieno"
Nuova vita per l’Ascoli. Dopo il fallimento, la
società marchigiana ha trovato un nuovo proprietario. L'Ascoli Picchio Football
Club 1898, società che fa capo all'imprenditore farmaceutico italo-canadese
Francesco Bellini, si è aggiudicata all'asta la titolarità del vecchio club che
militava nella Lega Pro prima Divisione, girone B, dopo i fasti del passato che
videro i bianconeri calcare i campi della serie A, anni legati soprattutto alla
presidenza del vulcanico ed indimenticato Costantino Rozzi. L'annuncio è stato
dato il 6 febbraio scorso dal giudice delegato ai fallimenti del tribunale di Ascoli, Raffaele Agostini,
dopo aver aperto l'unica busta pervenuta all'asta e averne verificato la
rispondenza al bando, che prevedeva un'offerta minima di 860 mila euro. In
festa un migliaio di tifosi in attesa. "Dateci tempo, c'è tanto da
lavorare, ma insieme possiamo fare buone cose", ha detto Bellini, che per
l'occasione ha coniato lo slogan ''Sogniamo insieme''. "Per prima cosa
bisognerà rifondare la società e darle solide basi, e solo dopo si potrà
ripartire", ha aggiunto il nuovo proprietario, portato in trionfo nel
centro della città da centinaia di tifosi e cittadini entusiasti. "Lo
stadio Del Duca deve tornare ad essere pieno - ha concluso, rivolgendosi ai
tifosi: - dovete venire tutti." Nato ad Ascoli Piceno
67 anni fa, Francesco Bellini, imprenditore farmaceutico di fama mondiale, da
ragazzo si trasferì in Canada
dove creò la sua fortuna grazie alla scoperta di un farmaco antivirale ancora
oggi impiegato per combattere l’Aids. Nella società di cui detiene il 70% delle
quote, figurano inoltre il vice Piero Palatroni (11%), il consigliere Gianni
Lovato (giornalista, l’unico non ascolano), gli imprenditori Battista Faraotti
(10%), Giuliano Tosti (7%) e Gianluca Ciccoianni (2%).
RAI ITALIA, Piero Corsini: “Servirvi è una sfida emozionante e avvincente”
Il Direttore Editoriale di Rai Italia: “L’interesse, anzi, l’amore delle nuove generazioni per l’Italia e la
lingua italiana sembra crescere in misura proporzionale di padre in
figlio. Ho già effettuato alcuni incontri con le Comunità italiane di Toronto e
New York, e ho avuto la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto
sia importante il contatto diretto con gli spettatori”
Dr. Piero Corsini, dopo tanti anni in Rai (dal 1986) e la collaborazione con Giovanni Minoli per la realizzazione di programmi di successo come ‘Mixer’ e ‘La Storia siamo noi’, il salto a Rai Italia, di cui oggi è Direttore Editoriale. Cosa l’ha spinta verso questa nuova avventura?
Direi che è stata la straordinaria opportunità di applicarmi ad una accezione diversa di servizio pubblico. Quei programmi che lei ha citato parlavano agli italiani in Italia: un pubblico vastissimo ma sostanzialmente omogeneo in quanto a riferimenti culturali, politici, sociali. Era cioè un pubblico che, per dire così, “respirava la stessa aria”. Il pubblico di Rai Italia, invece, oltre ad essere potenzialmente ancora più vasto, è assolutamente eterogeneo: è sparso in quattro continenti, racchiude in sé esperienze, storie, sensibilità, prospettive generazionali completamente differenti. Eppure, le radici comuni legano tra loro tutti questi milioni di spettatori. Servire questo pubblico è una sfida emozionante e avvincente.
Lei ha scritto diversi libri sulla storia recente del Belpaese. Quale storia l’ha intrigata di più? Ed ha un ricordo di “storia di emigrazione” che l’ha particolarmente colpita?
Per quanto riguarda la storia italiana recente, mi interessano, da sempre, gli anni del terrorismo, una tragedia su cui, credo, siamo ancora piuttosto lontani dal sapere tutta la verità. Per quanto riguarda invece l’emigrazione, una delle storie più affascinanti in cui mi sono imbattuto è quella di Carlo Borsari, che ha sostanzialmente fondato la città di Usuhaia, in Argentina, l’avamposto abitato più a sud del pianeta. È una storia in cui c’è tutta l’esperienza dell’emigrazione italiana: c’è l’avventura, il coraggio, la determinazione, l’intuizione imprenditoriale, il sacrificio, la lontananza, la voglia di farcela ad ogni costo.
Da quando è al timone di Rai World, e quindi di Rai Italia, il canale dedicato agli italiani all’estero è tornato a proporre programmi ad hoc per i connazionali nel mondo. Sarà questa la tendenza anche per i prossimi anni? Magari potenziando l’informazione di ritorno e la trattazione di tematiche come pensioni, cittadinanza. sanità, ecc.?
Per quanto riguarda il futuro, la premessa è che la convenzione tra la Rai e la Presidenza del Consiglio dei Ministri per Rai Italia scadrà nel dicembre 2015: questo ci dà un orizzonte progettuale che, naturalmente, ci aiuta molto. Per quanto riguarda il resto della domanda, in realtà tutte e due le cose sono già presenti: l’informazione di ritorno, infatti, è una realtà grazie alla sinergia con Rai Scuola, il canale di Rai Educational diretto da Silvia Calandrelli, che tutti i sabati e le domeniche (sia in Italia che in tutta Europa) propone due puntate (delle cinque settimanali) di Community – L’altra Italia. L’informazione di ritorno è dunque, grazie a questa sinergia virtuosa, una realtà. È un primo passo, che sappiamo essere stato molto apprezzato dai nostri connazionali nel mondo. Per quanto riguarda invece le tematiche più “di servizio”, come quelle da lei elencate, sempre dentro Community, ogni giorno, c’è la rubrica InfoCommunity, in cui rispondiamo con l’aiuto di esperti alle e-mail degli spettatori proprio in materia di pensioni, residenza, tasse, cittadinanza, etc.
A parte il calcio, ha già avuto modo di pensare a qualche programma ad hoc per intercettare anche l’attenzione dei più giovani, degli italiani di 3ª e 4ª generazione? E come pensa di catturare, invece, l’interesse dei nuovi emigranti, giovanissimi e specializzati?
Questo è uno degli aspetti più stimolanti di quella sfida di cui parlavo prima. L’interesse, anzi, l’amore delle nuove generazioni per l’Italia e la lingua italiana sembra crescere in misura proporzionale di padre in figlio. Ecco perché abbiamo pensato a un programma come ‘Campus Italia’, che ogni settimana, con un linguaggio agile e veloce, racconta ai giovani (e ai loro genitori) quali opportunità di studio, stage, impiego ci siano in Italia. È un’occasione per scoprire che in Italia quelle opportunità esistono, e anche per scoprire la meraviglia di quelle città in cui, appunto, si tengono i corsi o c’è necessità di lavoro.
Tra le nuove trasmissioni, come ‘Community – L’altra Italia’, ‘Un giorno nella Storia’, ‘Camera con vista’, ‘Doc! Doc!’, ‘Speciale Community – Voci d’Italia’ e il nuovissimo ‘Campus Italy’, quale sente più a ‘sua immagine e somiglianza’? Sta già pensando a nuovi programmi?
Sono particolarmente fortunato, perché lavoro insieme a una squadra di enorme talento, entusiasmo e competenza. È con questa squadra che siamo riusciti a tradurre in programmi televisivi – anche quotidiani, con la particolare difficoltà che questi comportano – il doppio binario su cui abbiamo impostato il nuovo palinsesto di Rai Italia: raccontare da un lato l’Italia agli italiani nel mondo, e dall’altra le comu nità dei nostri connazionali all’estero. Quanto ai nuovi programmi, non vorrei anticipare nulla: spero soltanto che, nei prossimi mesi, Rai Italia continui ad arricchirsi di nuove proposte per i nostri spettatori.
Rai Italia è più di un semplice canale televisivo: è l’emblema vivente del Bel Paese, veicola l’immagine dell’Italia di oggi: dalla lingua alla cultura, dalle tradizioni al Made in Italy. Quanto le pesa questa enorme responsabilità nei confronti di oltre 80 milioni di oriundi?
È, come dice lei, una responsabilità enorme. Ma, ripeto, nella mia vita professionale ho avuto la fortuna di lavorare sempre a programmi a forte impronta di servizio pubblico. Dunque cerco di non farmi “intimidire”, per dir così, dalla quantità di spettatori potenziali sparsi nel mondo, e di continuare a lavorare con lo scrupolo e il senso di responsabilità che mi viene da una profonda consapevolezza dell’importanza e del ruolo del servizio pubblico.
Quanto le sembra attuale e fattibile l’idea di realizzare un film sulla storia dell’emigrazione italiana?
Mi sembra sia attuale che fattibile, e credo anzi che sarebbe tempo che anche il nostro cinema – così come il cinema di Hollywood da tanti anni a questa parte – affrontasse questo passaggio così significativo e importante della storia del nostro Paese.
L’idea di ‘passare in rassegna’ le Comunità sparse nel mondo attraverso la stampa italiana ci è sembrata geniale: che idea si è fatta della Comunità italiana di Montréal attraverso il Cittadino Canadese?
Quando sono stato nominato Responsabile Editoriale di Rai Italia, una delle prime cose che mi ha incuriosito – perché, da semplice viaggiatore, non me ne ero mai reso conto – è stata scoprire che, per gli italiani che vivono, poniamo, a Sydney, è importantissimo e interessantissimo conoscere le storie e mettersi in contatto (anche solo “virtualmente”) con i connazionali che vivono, ad esempio, a Montréal appunto. È da questa scoperta che è nato Community, e da Community sono poi nati gli Speciali dedicati appunto ai giornali presenti nelle Comunità. Mentre sono stato più volte a Toronto, non sono ancora mai stato, purtroppo, a Montréal: spero di colmare presto questa lacuna, ma nel frattempo l’idea che mi sono fatto è quella di una Comunità molto numerosa, viva e orgogliosa delle sue tradizioni quanto perfettamente integrata con il dinamismo del Canada.
E quando verrà a visitare una Comunità vivace e attiva come quella di Montréal?
Come dicevo, spero di venire presto. Ho già effettuato alcuni incontri con le Comunità italiane di Toronto e New York, e ho avuto la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto sia importante il contatto diretto con gli spettatori: ecco perché mi ripropongo, nei prossimi mesi, di viaggiare molto per conoscere anche altre realtà.
Direi che è stata la straordinaria opportunità di applicarmi ad una accezione diversa di servizio pubblico. Quei programmi che lei ha citato parlavano agli italiani in Italia: un pubblico vastissimo ma sostanzialmente omogeneo in quanto a riferimenti culturali, politici, sociali. Era cioè un pubblico che, per dire così, “respirava la stessa aria”. Il pubblico di Rai Italia, invece, oltre ad essere potenzialmente ancora più vasto, è assolutamente eterogeneo: è sparso in quattro continenti, racchiude in sé esperienze, storie, sensibilità, prospettive generazionali completamente differenti. Eppure, le radici comuni legano tra loro tutti questi milioni di spettatori. Servire questo pubblico è una sfida emozionante e avvincente.
Lei ha scritto diversi libri sulla storia recente del Belpaese. Quale storia l’ha intrigata di più? Ed ha un ricordo di “storia di emigrazione” che l’ha particolarmente colpita?
Per quanto riguarda la storia italiana recente, mi interessano, da sempre, gli anni del terrorismo, una tragedia su cui, credo, siamo ancora piuttosto lontani dal sapere tutta la verità. Per quanto riguarda invece l’emigrazione, una delle storie più affascinanti in cui mi sono imbattuto è quella di Carlo Borsari, che ha sostanzialmente fondato la città di Usuhaia, in Argentina, l’avamposto abitato più a sud del pianeta. È una storia in cui c’è tutta l’esperienza dell’emigrazione italiana: c’è l’avventura, il coraggio, la determinazione, l’intuizione imprenditoriale, il sacrificio, la lontananza, la voglia di farcela ad ogni costo.
Da quando è al timone di Rai World, e quindi di Rai Italia, il canale dedicato agli italiani all’estero è tornato a proporre programmi ad hoc per i connazionali nel mondo. Sarà questa la tendenza anche per i prossimi anni? Magari potenziando l’informazione di ritorno e la trattazione di tematiche come pensioni, cittadinanza. sanità, ecc.?
Per quanto riguarda il futuro, la premessa è che la convenzione tra la Rai e la Presidenza del Consiglio dei Ministri per Rai Italia scadrà nel dicembre 2015: questo ci dà un orizzonte progettuale che, naturalmente, ci aiuta molto. Per quanto riguarda il resto della domanda, in realtà tutte e due le cose sono già presenti: l’informazione di ritorno, infatti, è una realtà grazie alla sinergia con Rai Scuola, il canale di Rai Educational diretto da Silvia Calandrelli, che tutti i sabati e le domeniche (sia in Italia che in tutta Europa) propone due puntate (delle cinque settimanali) di Community – L’altra Italia. L’informazione di ritorno è dunque, grazie a questa sinergia virtuosa, una realtà. È un primo passo, che sappiamo essere stato molto apprezzato dai nostri connazionali nel mondo. Per quanto riguarda invece le tematiche più “di servizio”, come quelle da lei elencate, sempre dentro Community, ogni giorno, c’è la rubrica InfoCommunity, in cui rispondiamo con l’aiuto di esperti alle e-mail degli spettatori proprio in materia di pensioni, residenza, tasse, cittadinanza, etc.
A parte il calcio, ha già avuto modo di pensare a qualche programma ad hoc per intercettare anche l’attenzione dei più giovani, degli italiani di 3ª e 4ª generazione? E come pensa di catturare, invece, l’interesse dei nuovi emigranti, giovanissimi e specializzati?
Questo è uno degli aspetti più stimolanti di quella sfida di cui parlavo prima. L’interesse, anzi, l’amore delle nuove generazioni per l’Italia e la lingua italiana sembra crescere in misura proporzionale di padre in figlio. Ecco perché abbiamo pensato a un programma come ‘Campus Italia’, che ogni settimana, con un linguaggio agile e veloce, racconta ai giovani (e ai loro genitori) quali opportunità di studio, stage, impiego ci siano in Italia. È un’occasione per scoprire che in Italia quelle opportunità esistono, e anche per scoprire la meraviglia di quelle città in cui, appunto, si tengono i corsi o c’è necessità di lavoro.
Tra le nuove trasmissioni, come ‘Community – L’altra Italia’, ‘Un giorno nella Storia’, ‘Camera con vista’, ‘Doc! Doc!’, ‘Speciale Community – Voci d’Italia’ e il nuovissimo ‘Campus Italy’, quale sente più a ‘sua immagine e somiglianza’? Sta già pensando a nuovi programmi?
Sono particolarmente fortunato, perché lavoro insieme a una squadra di enorme talento, entusiasmo e competenza. È con questa squadra che siamo riusciti a tradurre in programmi televisivi – anche quotidiani, con la particolare difficoltà che questi comportano – il doppio binario su cui abbiamo impostato il nuovo palinsesto di Rai Italia: raccontare da un lato l’Italia agli italiani nel mondo, e dall’altra le comu nità dei nostri connazionali all’estero. Quanto ai nuovi programmi, non vorrei anticipare nulla: spero soltanto che, nei prossimi mesi, Rai Italia continui ad arricchirsi di nuove proposte per i nostri spettatori.
Rai Italia è più di un semplice canale televisivo: è l’emblema vivente del Bel Paese, veicola l’immagine dell’Italia di oggi: dalla lingua alla cultura, dalle tradizioni al Made in Italy. Quanto le pesa questa enorme responsabilità nei confronti di oltre 80 milioni di oriundi?
È, come dice lei, una responsabilità enorme. Ma, ripeto, nella mia vita professionale ho avuto la fortuna di lavorare sempre a programmi a forte impronta di servizio pubblico. Dunque cerco di non farmi “intimidire”, per dir così, dalla quantità di spettatori potenziali sparsi nel mondo, e di continuare a lavorare con lo scrupolo e il senso di responsabilità che mi viene da una profonda consapevolezza dell’importanza e del ruolo del servizio pubblico.
Quanto le sembra attuale e fattibile l’idea di realizzare un film sulla storia dell’emigrazione italiana?
Mi sembra sia attuale che fattibile, e credo anzi che sarebbe tempo che anche il nostro cinema – così come il cinema di Hollywood da tanti anni a questa parte – affrontasse questo passaggio così significativo e importante della storia del nostro Paese.
L’idea di ‘passare in rassegna’ le Comunità sparse nel mondo attraverso la stampa italiana ci è sembrata geniale: che idea si è fatta della Comunità italiana di Montréal attraverso il Cittadino Canadese?
Quando sono stato nominato Responsabile Editoriale di Rai Italia, una delle prime cose che mi ha incuriosito – perché, da semplice viaggiatore, non me ne ero mai reso conto – è stata scoprire che, per gli italiani che vivono, poniamo, a Sydney, è importantissimo e interessantissimo conoscere le storie e mettersi in contatto (anche solo “virtualmente”) con i connazionali che vivono, ad esempio, a Montréal appunto. È da questa scoperta che è nato Community, e da Community sono poi nati gli Speciali dedicati appunto ai giornali presenti nelle Comunità. Mentre sono stato più volte a Toronto, non sono ancora mai stato, purtroppo, a Montréal: spero di colmare presto questa lacuna, ma nel frattempo l’idea che mi sono fatto è quella di una Comunità molto numerosa, viva e orgogliosa delle sue tradizioni quanto perfettamente integrata con il dinamismo del Canada.
E quando verrà a visitare una Comunità vivace e attiva come quella di Montréal?
Come dicevo, spero di venire presto. Ho già effettuato alcuni incontri con le Comunità italiane di Toronto e New York, e ho avuto la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto sia importante il contatto diretto con gli spettatori: ecco perché mi ripropongo, nei prossimi mesi, di viaggiare molto per conoscere anche altre realtà.
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