Tuesday, April 8, 2014

Canada: Mediaset Italia ora anche su Bell satellite



Il canale italiano è accessibile a tutti gli abbonati (4 milioni di famiglie in tutto il Canada) diventando “il canale in lingua straniera più diffuso in tutto il Paese”

di Vittorio Giordano (@vittoriog82) 

MONTRÉAL - Mediaset raddoppia: ora è disponibile anche su Bell Tv (il canale distribuito via satellite) e può raggiungere un totale di 4 milioni di famiglie da Vancouver ad Halifax. Diventando, così, “il canale (attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7) in lingua straniera più diffuso in tutto il Paese”, come ha annunciato Aldo Di Felice, presidente di TLN. La svolta è arrivata la scorsa settimana, per la felicità dei  tantissimi connazionali che potranno accedere ad un altro canale italiano, distribuito da Telelatino, società leader nella Tv Etnica. Dal 20 marzo scorso, infatti, solo i clienti di Bell Fibe (canale 698) - oltre a Rogers (784) e Source (505), altrove nel Paese - potevano usufruire (gratis fino al 14 luglio) dei programmi targati Mediaset. Oltre agli abbonati di Videotron, che ci auguriamo possa venire incontro alle aspettative dei numerosi abbonati di origine italiana, erano rimasti fuori anche i clienti Bell in possesso del satellite e non del cavo a fibra ottica. Da mercoledì 2 aprile anche quest’ultimo vincolo è caduto: tutti gli abbonati Bell del Paese possono accedere all’offerta del gigante della teledistribuzione privata italiana. Mediaset Italia (www.mediasetitalia.ca) rappresenta il meglio della programmazione di Canale 5, Italia 1 e Rete 4. Il nuovo canale aggiunge qualità all’offerta televisiva italiana in Canada, attraverso programmi di intrattenimento, telefilm, attualità e informazione, sport: gli stessi che vanno in onda ogni giorno nel Belpaese. Come ‘Striscia la notizia’,‘Matrix’, ‘Avanti un altro’, ‘Domenica Live’, ‘Forum’, ‘Io Canto’ e ‘Squadra Antimafia’. Senza dimenticare il TG5 e, per gli appassionati di calcio, la Champions e l’Europa League, oltre alla finale di Coppa Italia (Fiorentina e Napoli si sfideranno il 3 maggio) e – soprattutto - alle 64 partire dei Mondiali di calcio in Brasile, con la telecronaca in italiano. La ciliegina sulla torta: il meglio del calcio mondiale nella lingua di Dante a costo zero.

De Rosa, il maestro napoletano che sogna l’Oscar



 di Vittorio Giordano (@vittoriog82)

Montréal - Sono sempre di più gli italiani che lasciano il Belpaese. La maggior parte di loro parte in silenzio, in cerca di nuove sfide professionali o... magari perché innamorati. Oltreoceano trovano un terreno fertile e riescono a mettere a frutto il proprio talento. Non amano mettersi in mostra, ma emergono quasi per inerzia, perché sono i migliori. Uno di loro è il maestro Enzo De Rosa, un formidabile pianista-compositore che abbiamo conosciuto quasi per caso, durante una conferenza-concerto sul Canale di Suez, tenuta il 25 marzo scorso dal Console Generale della Repubblica d’Egitto a Montréal, Amin Meleika. Per l’occasione, De Rosa ha eseguito al pianoforte alcune delle arie più celebri dell’ “Aida” di Verdi, opera commissionata dal re d’Egitto proprio per l’inaugurazione del canale (avvenuta nel 1869). De Rosa, “orgogliosamente originario di Napoli”, è un altro esempio di eccellenza ‘Made in Italy’.  “Sono 4 anni che vado e vengo da Montréal – ci ha detto - ma dal novembre del 2013 mi sono concesso un anno sabbatico per capire se posso restare. In Italia sono professore al Conservatorio di musica di Benevento, ho il posto fisso e non è facile rinunciarci. Ma, come dicono gli americani, il successo si trova al di fuori della ‘comfort-zone’. Nel 2010 ho sposato Isabelle Metwalli, una soprano di Montréal, conosciuta un anno prima a Toronto, che parla molto bene l’italiano e grazie alla quale oggi sono padre di Leonardo”. Le sue impressioni su Montréal. “È uno dei centri internazionali che ospita i più grandi artisti del mondo: recentemente ho assistito ai concerti del violoncellista Yo-Yo Ma e del gruppo gospel a cappella Take 6. Artisti di livello assoluto che non rientrano nel circuito musicale italiano. È un fatto culturale, ma anche di mercato”. A 50 anni vuole rimettersi in gioco. “Qui posso fare quello che in Italia non posso fare più: il musicista. Ho già fatto molti concerti. La prima volta ho eseguito dei brani del compositore greco Mikis Theodorakis. Il 15 aprile farò un concerto sulle musiche dei Rondò Veneziano ed a maggio una conferenza-concerto sul cinema italiano insieme a Chiara Piazzesi, che insegna Sociologia all’UQAM. Certamente Montréal è una destinazione che si presta ad un’emigrazione più imprenditoriale che culturale. Trovandomi qui, però, cerco di fare quello che so fare, collaborando con istituzioni come la Cinémathèque québécoise. Pensando al cinema, mi viene in mente Ennio Morricone. “Morricone ha inventato il ‘sound’ del western: prima di lui le colonne sonore americane erano molto orchestrali, mentre Morricone usa dei simboli musicali come l’armonica o il flauto che rappresentano un vero e proprio linguaggio. In Nord America saper fare molte cose non rappresenta un asset. Morricone, invece, ha realizzato centinaia di colonne sonore per i generi più disparati. Anche a me piace spaziare. Ho appena arrangiato delle canzoni russe per uno spettacolo al Teatro ‘Manzoni’ di Roma, ho realizzato musiche per una serie di documentari sulla storia, musiche orchestrali per un cortometraggio che ha vinto il ’48° film festival’. Saper gestire più linguaggi è un valore aggiunto”. Parliamo dell’opera.  “Il mio modello è il Bel Canto italiano: come  ‘vocal coach’, a Montréal ho aiutato molti cantanti lirici a capire il suono della lingua italiana, il fraseggio, la pronuncia e la respirazione”. Che tipo di musica predilige? “Sono moderno, ma la mia formazione è classica e la mia radice partenopea: quindi melodia, passione, sole, tradizione e ironia. Per me la vera ricchezza non è espandersi, ma andare alla radice, scavare in profondità. Come si immagina nel 2020? “In 6 anni mi piacerebbe ritirare l’Oscar a Los Angeles per la colonna sonora di un film passionale e romantico". La napoletanità è una marcia in più. “Metto a disposizione il mio talento nella speranza che un giorno la vita possa ripagarmi. Ma senza interesse: è la mia natura napoletana che mi porta ad essere generoso, passionale ed entusiasta”. Il ruolo di Montréal . “Le persone sono un po’ come uno specchio: più capisco gli altri, più scopro me stesso. A Montréal posso crescere tanto perché mi relaziono a persone che hanno modi completamente diversi. Spesso  confrontiamo il nostro microcosmo con l’universo: pensiamo che il nostro mondo sia quello in cui dobbiamo vivere per sempre. Da quando ho scoperto il Canada, mi sono accorto che quella in Italia era una palude. Nella vita bisogna guardarsi bene dalla ‘comfort-zone’ e accettare le sfide, per vincerle”. 


I giovani di Montréal riscoprono le specialità italiane



Piadine, porchetta, arancini, gelato e caffè: questo il menù proposto da MYICA ai giovani italo-canadesi che dimostrano di apprezzare il cibo di qualità, da consumare velocemente e in compagnia. Proprio come succede per le strade e le piazze del Belpaese

di Vittorio Giordano (@vittoriog82)


Montréal - Un successo la prima iniziativa della neonata MYICA (Montréal Young Italian-Canadian Association), l’associazione dei giovani lanciata il 26 febbraio scorso alla Casa d’Italia e formata da Gabriele Borsoi (presidente), Nicholas La Monaca (tesoriere e responsabile scuola e università), Vanessa Orsini (responsabile eventi), Joanne Napolitano (segretaria), Sabrina Mercuri (vicepresidente), Michael Miele (responsabile web) e Anne-Darla Del Negro-Jennings (rapporti esterni), che compongono il direttivo. Due mesi dopo, gli annunci e i proclami hanno lasciato lo spazio ai fatti.
Venerdì 28 marzo c’è stato il primo banco di prova, è andata in scena la prima iniziativa: “Cibo per strada” (che riprende una tradizione italiana recentemente tornata di moda anche a Montréal). Nel menù solo specialità tricolori: le piadine romagnole, la porchetta laziale, gli arancini siciliani, il gelato e l’immancabile caffè, un tour culinario da Nord a Sud, passando per il Centro. Specialità che spesso, in Italia, la gente consuma in piedi, per strada o in piazza, durante la pausa pranzo o l’aperitivo serale, in compagnia di familiari, amici o colleghi. Un modo anche per ascoltare, parlare, condividere e scambiare opinioni. Street food, Italian style. Un’abitudine che non tramonta mai e che vale anche oltreoceano, visto che oltre 200 sono stati i giovanissimi italo-canadesi che hanno partecipato all’evento, che si è tenuto, dalle 18 alle 20, nella cornice (che più tricolore non c’è) della Casa d’Italia. A rendere l’atmosfera ancora più italiana, la presenza di una mostra fotografica sulla Cantina, il luogo per eccellenza delle case italiane: deputato, grazie alla giusta combinazione fra umidità e fresco, alla conservazione di cibi e bevande. Senza dimenticare la musica contemporanea (come “Urlando contro il cielo” di Ligabue, “Alba Chiara” di Vasco Rossi, “Istrice” dei Subsonica e “Nuvole” di Giuliano Palma) e il vino, sia rosso che bianco. Le Piadine sono state offerte da ‘L’Artisan Piadineria’ (http://www.piadineria.ca/), la porchetta da ‘Boucherie Tranzo’ (https://www.facebook.com/BoucherieTranzo), gli arancini da ‘Vago’ (http://www.restaurantvago.com/), il caffè e il gelato da ‘Chez Vincenzo’ (http://chezvincenzo.com). Tra le autorità presenti, il Console d’Italia Enrico Padula, il presidente CIBPA Robert Rinaldi e la presidente del Centro culturale della Piccola Italia-Casa d’Italia, Angela Minicucci.
Quest’ultima, in particolare, ha ricordato il ruolo che ha ricoperto la Casa d’Italia nell’accogliere e assistere, dal dopoguerra in poi, i tanti emigrati che hanno lasciato il Belpaese per inseguire il sogno di una vita migliore. Ed ha sottolineato la grande funzione che ha svolto nel preservare e tramandare la cultura, arrivata insieme alle valigie di cartone. Una funzione che oggi continua e si rinnova con Myica: “I nostri pionieri – ha concluso la Minicucci – sarebbero orgogliosi di voi”. A ringraziare tutti è stato il presidente Gabriele Borsoi: “L’anno scorso – ha raccontato - all’inizio di questo progetto, quando eravamo soltanto in due, un ragazzo di Montréal mi disse di lasciar perdere, perché in passato ci avevano già provato in tanti senza successo. Bene, oggi siamo oltre 200: ci facciamo un ‘selfie’ che appenderò sulla parete di casa mia per ricordarmi che nella vita tutto è possibile!”. Una grande lezione di vita: chi vuole qualcosa e non molla, alla fine la ottiene.  Speriamo sia l’inizio di una bella avventura: dopo la scorpacciata gastronomica, che ci sta perché il “Made in Italy ai fornelli” è un vero e proprio ‘patrimonio dell’umanità’, ci aspettiamo altre iniziative, magari più impegnative e di maggiore spessore culturale. L’Associazione ha già annunciato concerti con band emergenti e spettacoli teatrali con giovani attori e registi. Se il buon giorno si vede dal mattino, siamo sulla buona strada.

Impact: solo 2-2 contro New York

Un punto e tanti rimpianti per la squadra montrealese, che spreca tante occasioni e pareggia in rimonta

di Vittorio Giordano (@vittoriog82)

Alla fine, sono più due punti persi che un punto guadagnato. Per quello che si è visto in campo, sabato scorso, l’Impact ha avuto la partita in mano. Salvo farsela sfuggire per poi riacciuffarla per i capelli. Dopo 5 giornate, il bottino resta ancora magro: 3 sconfitte e due pareggi. Questi ultimi coincisi con il ritorno in campo di Di Vaio, che questa volta non ha timbrato il cartellino, ma si è messo al servizio della squadra. L’Impact entra in campo con il giusto piglio: nei primi 15 minuti fa incetta di occasioni da gol, ma pecca di precisione. E il calcio non perdona, soprattutto quando gli avversari hanno più esperienza e puntano sulle ripartenze veloci. L’Impact trova il vantaggio dopo 4 minuti: su assist di Felipe, Romero supera il portiere in uscita piazzando la palla sul palo sinistro. Le palle-gol per l’Impact si moltiplicano, ma la rete non si gonfia più. Ne approfittano i Red Bulls, che in pochi minuti ribaltano il risultato. Al 30′ Steel si libera della marcatura di Miller e segna su cross di Sam. Tre minuti dopo, Steel intercetta una palla rimessa al centro da Di Vaio e lancia Luyindula, che non sbaglia. Nella ripresa le cose sembrano mettersi peggio: l’arbirtro punisce un fallo in area di Ferrari ma Wright-Philips fallisce il tiro dagli 11 metri. La squadra di casa ricomincia a macinare gioco fino al 60’, quando Felipe capitalizza alla perfezione un cross calibrato di Mapp con un colpo di testa vincente. Invece di accendersi, però, il ritmo della gara cala e le squadre, appesantite dalla stanchezza e dalla paura di perdere, portano a casa un punto a testa. Nel dopo-gara, Koplass non nasconde l’amarezza per i due gol subiti, ammettendo che la fase difensiva va rivista. Un concetto ripreso anche da Matteo Ferrari: “Stiamo commettendo troppi errori in fase di non possesso-palla e ogni volta lo paghiamo a caro prezzo – ha detto -; sono situazioni che dobbiamo curare meglio, altrimenti diventa difficile vincere”. “Se siamo andati sotto 2-1 a fine primo tempo – ha ammesso Marco Di Vaio - è solo colpa mia e mi prendo tutte le responsabilità. Poi la squadra ha reagito. Peccato, perché abbiamo creato tantissime palle-gol e loro, con 4 occasioni, hanno rischiato di portarsi a casa l’intera posta. Se facevano il 3-1, la gara era persa: ci dobbiamo ritenere anche fortunati”. Prossima partita, valida per la 6ª giornata, in programma sabato 12 aprile, alle ore 16:00, contro il Fire di Chicago, sempre allo Stadio Olimpico.

Tuesday, April 1, 2014

MLS: Di Vaio salva l’Impact




La squadra montrealese pareggia 1-1 in trasferta contro il Philadelphia grazie ad una perla del bomber italiano

di Vittorio Giordano




Dopo 3 brucianti sconfitte, l’Impact torna a respirare grazie al prezioso punto strappato in Pennsylvania, sabato scorso, contro l’Unione di Philadelphia. A togliere le castagne dal fuoco è stato Marco Di Vaio, che ha preso letteralmente per mano la squadra acciuffando l’1-1 dopo la solita partenza col freno a mano tirato. Il predominio della squadra di casa si è concretizzato dopo 35 minuti, quando Nogueira, liberato in area da un passaggio filtrante di McInerny, ha superato Perkins con un diagonale velenoso, vanificando il tentativo di Camara di far scattare il fuorigioco. A tenere a galla l’Impact è stato poi Perkins, bravo ad evitare il peggio con interventi da vero numero 1. Nel secondo tempo, con un Di Vaio in più in attacco, l’Impact ha alzato il baricentro prendendo di mira la porta avversaria. Nonostante l’espulsione di Wenger al 75’ per un fallaccio da dietro, l’Impact ha trovato, cinque minuti dopo, la forza per raddrizzare il risultato proprio grazie a Di Vaio. Su passaggio smarcante di Mapp, l’ex attaccante del Bologna, lanciato sulla fascia sinistra, ha prima puntato il marcatore Okugo, mandandolo fuori giri, e poi ha fatto partire un tiro a giro imparabile che si è insaccato all’incrocio del palo opposto. Nessuna colpa per l’estremo difensore MacMath. Un ‘golazzo’  che a molti ha ricordato la classica traiettoria ‘alla Del Piero’ nel suo periodo d’oro alla Juventus. “Sono felice di aver segnato un gol importante in una situazione difficile, in 10 contro 11, contro una buona squadra”, ha detto Di Vaio nel post-partita. “Dopo il loro vantaggio – ha aggiunto – siamo stati bravi a restare in partita e a non subire un altro gol. Ora dobbiamo ripartire dalle cose buone che abbiamo fatto vedere in campo”. Il capitano Bernier ha fatto un po’ di autocritica: “Abbiamo conquistato un punto prezioso, - ha ammesso - ma dobbiamo ancora migliorare visto che in 11 contro 11 siamo andati spesso in difficoltà”. L’allenatore Frank Klopas è apparso soddisfatto per il risultato, ma soprattutto per la personalità della squadra: “Abbiamo giocato bene – ha detto – e l’atteggiamento che la squadra ha avuto in campo in inferiorità numerica ha dimostrato un grande carattere, un aspetto positivo su cui possiamo costruire”. La prossima gara sarà molto impegnativa: forse arriva l’avversario migliore per “caricare” i ragazzi a pallettoni e metterli nelle condizioni ideali per fornire una prestazione superlativa. L’Impact sarà di scena sabato 5 aprile, alle ore 16, nella cornice “amica” dello stadio Olimpico, contro i Red Bulls di Thierry Henry. La partita più difficile, ma anche quella più affascinante, per ‘mettere in cassaforte’ i primi 3 punti e regalare ai tifosi la prima soddisfazione di una stagione partita un po’ in sordina. 

Rita de Santis (PLQ): per il lavoro e contro la separazione



L'intervista alla candidata liberale nella contea di Bourassa-Sauvé

di Vittorio Giordano

Montréal - È stata eletta il 4 settembre 2012 con il PLQ, è soddisfatta del suo primo mandato e già guarda con fiducia al 7 aprile, quando gli elettori della contea Bourassa-Sauvé (48 mila gli elettori in tutto, di cui 7.500 italo-canadesi), saranno chiamati a riconfermarla. È Rita de Santis, da oltre 31 anni brillante avvocatessa e da sempre impegnata a sostenere le iniziative della nostra Comunità. “Sono fiduciosa - ci ha detto - e spero di ottenere una maggioranza più larga dell’ultima volta, quando ho preso 4 mila voti in più del PQ. La differenza l’hanno fatta gli italiani: è importante che si rechino alle urne anche stavolta. Molti pechisti voteranno per me perché sono Rita. Così come tanti musulmani (che di solito votano per QS), perché contrari alla Carta dei valori. Sono una candidata che unisce”. Sulla Carta dei valori cosa ci dice? “Couillard ha fatto di tutto per trattenere Fatima Houda-Pepin. L’unica differenza con la nostra linea era che i giudici, le guardie penitenziarie e i poliziotti non indossassero simboli religiosi. Ma abbiamo avuto casi di giudici con la kippah e poliziotti con il turbante che hanno svolto in maniera impeccabile la loro funzione. Nella realtà non esiste alcun problema. E perché, poi, uno di loro non dovrebbe indossare simboli religiosi mentre un insegnante sì? Se in una scuola di Montreal-Nord, dove ci sono bambini di 68 nazionalità, i professori portano indumenti religiosi, non fanno altro che rispecchiare la diversità”. Ma la Carta gode dell’appoggio della maggioranza. “La maggioranza non può determinare i diritti fondamentali. Ci sono delle leggi, di tipo costituzionale o quasi costituzionale, che vanno oltre il governo di turno. I pechisti puntano a conquistare i voti dei francofoni delle regioni: persone più facili da spaventare perché conoscono meno da vicino la diversità. Ma un governo non dovrebbe mai approfittare delle paure della sua gente”. Il referendum evocato da Peladeau vi ha agevolati. “L’articolo n.1 del PQ è l’indipendenza: chi la vuole sa che, con i giovani di oggi sempre più globalizzati, o si fa entro 10-15 anni o non si fa più. Noi crediamo, invece, che la lingua francesi sia più al sicuro in Canada. In Québec siamo ‘poveri’: una famiglia che guadagna 80 mila $ rientra nella classe media, ma nel resto del Canada la soglia è di 100 mila $. Senza contare le perequazioni, che vede il Canada versare nelle nostre casse 9 miliardi $. Dove andiamo a prendere questi soldi? Oggi, su 100 $, quasi il 50% va al governo. Senza contare la TPS/TVQ, la tassa scolastica, quella fondiaria, ecc. In tasca restano 25-30 $. Non ci sono margini per altre tasse. L’unica strada resta la riduzione degli sprechi: più efficienza, più produttività, più consumi, più gente che paga le tasse e quindi più entrate. Cosa che dobbiamo fare ‘a prescindere’”. Le priorità del suo programma? “Se vogliamo combattere i tassi troppo elevati di povertà, famiglie monoparentali e abbandono scolastico a Bourassa-Sauvé, dobbiamo garantire degli alloggi abbordabili per i cittadini più in difficoltà. Per i servizi sanitari, puntiamo a delle supercliniche aperte 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Oggi abbiamo più medici di sempre, ma non sono organizzati in modo efficiente: guadagnano di più, ma lavorano di meno”. Couillard ha promesso 250 mila posti di lavoro. “Da quando il PQ è al potere, molti investitori si sono tirati indietro. È un fatto: i pechisti riducono le opportunità economiche. Dobbiamo ricostruire l’ambiente giusto per invogliare le imprese a investire. In questo modo è quasi automatico creare 50 mila posti di lavoro all’anno. Solo nel 2013 sono andati persi 66 mila impieghi a tempo pieno. Il 7 aprile facciamo una scelta di campo: votiamo per il lavoro e il futuro dei nostri figli, votiamo contro chi vuole separare il Québec”. (V.G.)

ELEZIONI QUEBEC, dibattito tv: Legault convincente, Couillard sotto attacco




Secondo un sondaggio Léger-Journal de Montréal, al PLQ andrebbero il 40% dei consensi, al PQ il 33%, alla CAQ il 15% e a QS il 9%

di Vittorio Giordano



Montréal - Ancora un dibattito senza esclusione di colpi e dai toni accesi, ma mai esasperati, quello andato in scena giovedì scorso sul canale TVA e che ha visto i quattro leader dei principali partiti ‘darsele di santa ragione’, soprattutto su integrità e identità nazionale. Un dibattito che ha rispecchiato la campagna elettorale degli ultimi giorni, con Pauline Marois costretta a battere in ritirata sul referendum, François Legault all’arma bianca contro gli sprechi della burocrazia; e Philippe Couillard, dato col vento in poppa da tutti i sondaggi, messo alle strette per il suo conto in un paradiso fiscale ma, soprattutto, per il suo rapporto con l’ex direttore generale del Centro Universitario Sanitario della McGill (CUSM), Arthur Porter, accusato di frode.
     
       Nel primo caso, la leader di Québec solidaire, Françoise David, ha chiesto spiegazioni sui 600.000 $ depositati dal leader liberale in una banca dell’Isola di Jersey, durante il periodo di lavoro in Arabia Saudita. Un gesto sicuramente legale ma moralmente discutibile, secondo la David. Secca la risposta di Couillard: “Ho agito come qualsiasi connazionale non residente che lavora all’estero, rispettando la legge fiscale canadese”.
     
       A chiedere lumi su una compagnia registrata insieme a Porter, invece, è stato Legault: “Qual era il vostro piano d’affari?”. “Questa compagnia – è stata la risposta piuttosto piccata – non è mai stata attivata, non è mai esistita”.
      
       Couillard si è dovuto difendere anche dalle accuse di finanziamento illecito al suo partito, questa volta mosse dalla Marois, su “400 mila $ di cui si sono perse le tracce nei libri contabili liberali”. “Non c’è nessun documento che ne prova l’esistenza”. Couillard sotto accusa, infine, anche per l’approccio - giudicato blando - nella difesa della lingua francese. Una tesi respinta dal diretto interessato, che non ha tuttavia negato come sia importante promuovere anche l’apprendimento della lingua inglese, ribadendo quindi la proposta di rilanciare l’Inglese intensivo nel 6° anno delle Primarie.
      
     Il ‘mirino’ si è quindi spostato su Pauline Marois, messa alle strette per i suoi malcelati propositi di referendum sull’indipendenza: “Non è il termine ‘Determinata’ che dovrebbe campeggiare sul suo Pullman, ma ‘Sconnessa’”, ha tuonato Legault, visto che “il 70% dei quebecchesi non vogliono sentir parlare di referendum”. La leader pechista ha ribadito: “Non ci sarà nessuna consultazione referendaria fino a quando i quebecchesi non saranno pronti”.
     
       Marois sotto attacco anche sulla Carta dei valori: secondo Legault, che vorrebbe vietare indumenti che richiamano l’appartenenza religiosa solo ai dipendenti pubblici con un ruolo di comando, la leader pechista non ha voluto raggiungere un compromesso solo per motivi elettoralistici, mentre secondo Couillard l’approvazione della Carta farebbe da preludio a numerosi licenziamenti. “La Carta – ha risposto il Primo Ministro – vuole unire e non dividere, ed è appoggiata dalla maggioranza dei quebecchesi. Nessuno sarà cacciato, perché ci sarà un periodo di transizione che permetterà a tutti di adeguarsi alla nuova legge”.        
      
       La Marois ha dovuto respingere l’ennesimo attacco di Legault, che ha messo in dubbio la legittimità di alcune nomine nell’alta funzione pubblica (come quella di Nicolas Girard all’Agenzia Metropolitana di Trasporto), decise, secondo lui, più da logiche di appartenenza partitica che di competenze ed esperienze maturate sul campo. “Parlano i conti in ordine”, ha ribattuto con forza la leader pechista.
      
     Couillard ha poi puntato il dito contro Legault ed il suo progetto di abolire le Commissioni scolastiche, che invece svolgono un ruolo essenziale di coesione nelle zone rurali della Provincia. La reazione del leader cachista non si è fatta attendere: “Sia pechisti che liberali vogliono aumentare di miliardi di dollari il debito pubblico del Québec”.

        Sulla sanità, a sembrare più convincente è stato ancora una volta Legault, che ha riaffermato la volontà di abolire le agenzie sanitarie e di ridurre così il personale amministrativo. Couillard, che ha ribadito l’intenzione di creare 50 super-cliniche, ha risposto che molti impiegati amministrativi forniscono anche servizi ai pazienti, mentre la David ha confermato la proposta di tenere aperte le CLSC 7 giorni su 7; e la Marois ha ricordato che, dopo l’arrivo del PQ al potere, ben 350.000 persone in più possono contare su un medico di famiglia.

ULTIMO SONDAGGIO: LIBERALI VICINI ALLA MAGGIORANZA - Secondo l’ultimo sondaggio a nostra disposizione, quello realizzato da Léger e pubblicato dal Journal de Montréal il 25 marzo scorso, i liberali raccoglierebbero il 40% dei consensi, contro il 33% per il Parti québécois, il 15% per la CAQ e il 9% per Québec Solidaire. Il consenso pechista cala anche tra i francofoni: sono ancora primi con il 40 % delle preferenze, ma i liberali salgono al 30% (rispetto al 44% e 27$ del 13 marzo scorso). Secondo un ultimissimo sondaggio CROP, però, tra i francofoni ci sarebbe una forte ripresa della CAQ, che balzerebbe al 24%, contro il 36% del PQ e il 29% del PLQ.