Un budget duro, ma
necessario per risanare le casse dello Stato e garantire un futuro stabile alle
prossime generazioni. Il governo Couillard ha fatto una scelta di campo:
inutile tergiversare, il pareggio di bilancio è ormai una priorità
improcrastinabile. Da raggiungere entro il 2016. Ad ogni costo. “Non è
un’ossessione, ma un obbligo”, ha dichiarato il Ministro delle Finanze, Leitao.
Seguendo così l’esempio virtuoso di Ottawa, che nello stesso periodo punta addirittura
ad accumulare un attivo di 6.5 miliardi di dollari destinato ad essere
restituito ai contribuenti per alleggerirne il carico fiscale. Il governo
liberale si è esposto troppo, per permettersi di fallire. Couillard ci ha messo
la faccia e ora si gioca buona parte della sua credibilità: per questo motivo
ha optato per una ‘terapia d’urto’ che prevede nuove tasse (le solite, i primi
ad essere colpiti ad ogni latitudine sono i bevitori e i fumatori, come se i
vizi fossero una colpa anche agli occhi dello Stato), ma anche, e soprattutto
(e qui sta la novità più coraggiosa, ma anche più rischiosa), tagli consistenti
alla spesa pubblica, da cui non vengono risparmiati neppure due settori
‘sensibili’ come la Sanità e l’Istruzione. È come se Couillard volesse accattivarsi
la simpatia dei cittadini con un messaggio tipo: “A qualcuno di voi chiedo
qualche sacrificio in più, ma io dò l’esempio e faccio altrettanto”. Un
approccio quasi paternalista e populista, per indorare la pillola
dell’austerità implementata attraverso il doppio binario dell’aumento delle
tasse e del taglio della spesa. Per mettere i conti in ordine, dunque, il
governo punta ad una cura dimagrante all’interno della sua stessa
amministrazione: solo per questo esercizio finanziario, infatti, i Ministeri
(13 su 22 quelli ‘colpiti’) sono chiamati a stringere la cinghia ed a
risparmiare 3.3 miliardi di dollari. E non è che l’inizio: i tagli saranno
ancora più massicci l’anno prossimo (2015-2016), in base al rapporto che
presenterà nei prossimi mesi la ‘Commissione per la revisione permanente dei
programmi’, organismo istituito dall’esecutivo per passare al setaccio tutti i
programmi governativi, stabilendone la pertinenza e la portata. E quindi
l’eventuale taglio. A ciò si aggiunga il congelamento dei funzionari (che negli
ultimi 10 anni sono cresciuti di 48 mila unità): le nuove leve non prenderanno
automaticamente il posto di chi andrà in pensione. Per quanto ambiziosa, però,
la ricetta di Couillard, messa nero su bianco da due economisti affidabili e di
grido come il Ministro delle Finanze Leitao e il Presidente del Consiglio del
Tesoro Coiteux, rappresenta un’arma a doppio taglio e rischia di rivelarsi un
boomerang: i liberali puntano a fare cassa attraverso una macchina dello stato
più snella e leggera, senza per questo scontare una diminuzione dei servizi
elargiti. La parola-chiave è produttività: Couillard vuole ‘potare’ i rami
secchi della burocrazia e scommette sulle capacità dei funzionari, i quali,
consapevoli di essere in numero inferiore e di avere meno soldi a disposizione,
dovranno impegnarsi ancora di più per garantire gli stessi standard di
efficienza e qualità. Uno scenario ideale, che potrebbe però scontrarsi con una
realtà molto più complicata e penalizzante. I servizi, infatti, potrebbero
deteriorarsi per mancanza di finanziamenti e/o insufficienza di personale: in
questo modo il cittadino medio, insoddisfatto, si ritroverebbe costretto a
rivolgersi al settore privato. Oppure l’organismo pubblico di turno, a corto di
liquidità, si rivolgerebbe direttamente al cittadino-cliente chiedendogli quei
soldi che lo Stato centrale non gli garantisce più. In entrambi i casi, a
rimetterci sarebbe proprio il cittadino, che conoscerebbe una forte impennata
dei costi. Oltre al danno, anche la beffa. Un esempio su tutti: le commissioni
scolastiche, martoriate dai tagli, si potrebbero sentire autorizzate ad
aumentare la tassa fondiaria per far fronte ai mancati proventi. Alla fine,
insomma, il paradosso potrebbe essere quello di “pagare di più per avere di
meno”. Tanto che i quebecchesi già sentono ‘puzza di bruciato’. Secondo un
sondaggio Leger, pubblicato il 6 giugno scorso, due cittadini su tre non
credono che il governo porti a casa il pareggio di bilancio già l’anno
prossimo; e, quasi uno su due, si dice scettico sulla possibilità di rimettere
in moto l’economia con la creazione di nuovi posti di lavoro. Che la pillola
sia troppo indorata, per essere credibile?
Wednesday, June 11, 2014
Budget Québec: meno spesa pubblica e più tasse per il pareggio nel 2015-2016
Il primo budget del
governo Couillard
Per fare cassa e risanare il bilancio, il governo colpisce i
consumatori, aumentando le tasse su birra, vino e sigarette. Tagli anche
nell’amministrazione pubblica: nel mirino Sanità e Istruzione
Québec – È un budget decisamente votato all'austerità quello
depositato il 4 giugno scorso dal Ministro delle Finanze Carlos J. Leitao. Il
Premier Couillard lo aveva già fatto capire a chiare lettere in tempi non
sospetti, parlando di “rigore” e “realismo”. Adesso è arrivata la tanto temuta
controprova. Una cura da cavallo per ripianare il bilancio dopo 6 anni di segno
negativo. Si annunciano tempi difficili per i quebecchesi: per ‘addomesticare’
il deficit strutturale, il governo blocca le assunzioni nel settore pubblico,
limita gli esborsi per la Sanità e l’Istruzione, aumenta le tasse su alcol e
tabacco e avvia un controllo più serrato sulla spesa pubblica. “Vogliamo che
l’economia del Québec crei più ricchezza e occupazione – ha spiegato Leitao nel
suo discorso all’Assemblea Nazionale – ma vogliamo anche mettere fine allo
squilibrio strutturale nelle finanze pubbliche, che ogni anno accresce il
fardello del debito e limita in maniera crescente la nostra libertà di azione”.
“Le spese continuano ad aumentare più velocemente delle entrate: così non si
può andare avanti. Il 7 aprile gli elettori ci hanno scelto per riprendere il
controllo delle finanze pubbliche”, gli ha fatto eco Martin Coiteux, presidente
del Consiglio
del Tesoro. Intanto però, per fare cassa e raggiungere il tanto sospirato
pareggio, il governo colpisce ancora una volta
i consumatori, aumentando le tasse su birra, vino e sigarette. In particolare,
una cassa di birra da 24 costerà 1.20 $ in più dal primo agosto, mentre una
cartuccia di sigarette costa già 4 $ in più (50 centesimi a pacchetto), così
come una bottiglia di vino è più salata di 24 centesimi ed una bottiglia di
alcol è più costosa di 37 centesimi. Con queste nuove entrate, il governo conta
di incassare 126 milioni $ quest’anno e 175 milioni l’anno prossimo. Rimandato
ogni investimento. C’è anche una buona notizia: annullato l’aumento delle
tariffe orarie degli asili nido da 7 a 9 $, come previsto dal governo Marois.
L’aumento ci sarà, ma dal 1º ottobre e di soli 50 centesimi. Giro di vite nella
spesa pubblica. Da 10 anni aumenta in media del 4.1% ogni anno: per il 2014 sarà
riportata all’1.8%, mentre l’anno prossimo addirittura allo 0.7%. Saranno anni
di ‘vacche magre’ per i funzionari statali. L’obiettivo del governo è rastrellare 100 milioni $
quest’anno e 500 milioni l’anno prossimo. I medici dovranno fare la loro parte:
il loro aumento salariale sarà contenuto della metà, per un risparmio di 255
milioni. Abolite le direzioni regionali del
Ministero dell’Istruzione (per 15 milioni), mentre le Commissioni scolastiche
dovranno fare a meno di 67.5 milioni (che si tradurranno in un aumento delle
tasse dell’8%). Tutto questo per non fallire l’obiettivo principale: il
pareggio di bilancio nel 2015-2016. Per
quest’anno il deficit si attesterà sui 3.1 miliardi (600 milioni in più
rispetto alle previsioni del
governo Marois), per poi scendere a 2.35 nel 2014-2015. Il Pil, invece,
crescerà dell’1.8% nel 2014 (i liberali si erano spinti fino al 2.1% in
campagna elettorale) e del
2% nel 2015. (V.G.)
Tuesday, June 3, 2014
CALCIO - MLS, Impact: New England Revolution battuto 2-0
Finalmente
una prestazione convincente contro la prima della classe: sabato scorso,
l’Impact di Montréal ha avuto un sussulto d'orgoglio piegando 2-0 il New
England Revolution che guida la classifica della ‘Divisione est’ a quota 23.
L’11 di Klopas mette così in bacheca 3 punti che non cambiano classifica (la
squadra resta ultima a 10 lunghezze), ma restituiscono serenità e fanno
sicuramente morale. A timbrare il cartellino sono stati Romero al 3’ (bravo a
infilare Shuttleworth in uscita con un diagonale sul secondo palo) e McInerney
al 38’ (lesto a ribadire in rete una respinta corta dell’estremo difensore
avversario su un tentativo da fuori di Nakajima-Farran). Per gli americani è
una brutta battuta d’arresto dopo cinque vittorie di fila. Tra i montrealesi ha
brillato in particolare il neo acquisto Nakajima-Farran, che ha vivacizzato e
reso più imprevedibile il gioco montrealese. Soddisfatto Marco Di Vaio, al
rientro dopo un mese ai box per infortunio: “Abbiamo fatto una buona gara, a
livello di intensità e concentrazione. È un buon inizio: ora dobbiamo
continuare così, restando compatti in difesa e attaccando gli spazi in
contropiede, un modo di giocare che può regalarci delle soddisfazioni”. L’Impact - che intanto ha annuciato
l’acquisto dai Timbers di Portland del
difensore Mamadou “Futty” Danso, 31 anni - scenderà in campo mercoledì 4 giugno
per la partita di ritorno della finale del Canadian Championship contro il Toronto, mentre mercoledì
11 ospiterà allo Stadio Saputo il DC United per la 13ª giornata di campionato.
(V.G.)
Lo scugnizzo Rennella ci racconta “L’Amore all’Italiana”
Lo spettacolo andrà in scena il 15 giugno al Centro Leonardo
da Vinci
Enrico, l'ultima volta che sei stato a Montréal con
il tuo spettacolo "Nu Scugnizz' a Montreal" è stato nel 2012. Sono
passati due anni. “In questi due anni sono stato in tante città per
presentare ‘Nu Scugnizz' e, allo stesso tempo, scrivevo il mio nuovo
spettacolo, ‘L'Amore all'Italiana’. Noi artisti siamo un po' così, sai, non
riusciamo mai a stare fermi con la mente. Cerchiamo sempre qualcosa di nuovo
per dare al nostro pubblico l'entusiasmo di una novità”.
Ora ritorni da noi con "L'Amore all'Italiana".
Cos'ha di diverso questo spettacolo rispetto al primo? “Il titolo, ovviamente,
rispecchia il tema dello spettacolo, che è quello, appunto, dell'amore. In
questo spettacolo mi concentro però sul nostro modo - tutto italiano - di
essere nell'amore, di rapportarsi l'uno all'altro. Nello spettacolo affronto
l'amore da diversi punti di vista: l'amore tra uomo e donna, quello in famiglia
tra genitori e figli e poi, anche, l'amore nella religione, che per me è molto
importante. I modi di amare e di mostrare amore sono tanti ed io sul palco
cerco di mettere in luce gli aspetti più simpatici di questo sentimento”
La tua professione è quella dell'umorista,ovviamente,
ma tu come ti definisci? Cos'hai di diverso da tanti altri comici? “Ogni comico è
diverso. Ognuno ha il suo modo di raccontare le sue battute. In ogni mio
spettacolo cerco sempre di fare vivere la battuta al pubblico perchè la
presento come un film o un libro. È una storia che ha un inizio e che ti porta
pian piano alla fine. La gente mi chiede spesso se quello che faccio è stand-up
comedy, ma io non mi vedo così. Non mi definisco un cabarettista. Preferisco
definire me stesso un "one-man
show", perché i miei spettacoli offrono un po' di tutto: c'è tanta varietà
che spazia dalla commedia, alle storie della mia vita, fino alla musica che mi
sta a cuore. Mi piace offrire al pubblico un'esperienza completa”.
Nel tuo nuovo spettacolo c'è un elemento di novità:
la presenza di un complesso musicale che ti accompagna. “La musica è molto importante per me, perché
mi accompagna sempre nella vita di tutti i giorni. Voglio dare al mio pubblico
un'esperienza ricca di emozioni e questo non si può fare senza la musica.
Insieme, sul palco, percorreremo un tragitto musicale che ci accomuna come
italiani. Per questo ho scelto canzoni che tutti possono riconoscere e cantare
insieme a me. Naturalmente, a me piace molto anche la musica moderna, per cui
ci saranno anche dei brani che si sentono ancora oggi alla radio, cantati però,
con un pizzico di simpatia, se così posso dire”.
Chi è Enrico oggi rispetto allo Scugnizz' di due anni
fa?
“Enrico, oggi, è uno che è passato da fare nu scugnizz' all'amore ... cioè rubo
di meno. Scherzi a parte, non penso di essermi evoluto poi tanto perché, in
fondo, se vado o non vado sul palco, sono sempre la stessa persona, sia al
teatro che nella vita di tutti i giorni. Sono sempre lo stesso”.
Tra le tante città, ti sei esibito con successo anche
a Toronto, Mississauga e Vancouver. Hai trovato differenze o pensi che una
certa "italianità" le accomuni? “Più o meno la Comunità, da
ovest a est e da nord a sud, è uguale, ma più passa il tempo e più il pubblico
si mostra caldo nei miei confronti, perché tanti di loro ora sanno chi sono. La
mia prima volta a Montréal non è stata facile, il pubblico era molto freddo
all'inizio dello spettacolo. Ma poi, dopo qualche minuto, mi hanno dato più
calore che nu furn a pizz”.
E dal pubblico di Montréal, cosa ti aspetti? “Penso che questa volta
l'accoglienza sarà ancora più calorosa. Il pubblico sa più o meno cosa
aspettarsi da me, anche se ho tutta l'intenzione di sorprenderli ancora.
Montreal è una città che ho molto a cuore perchè mi fa sentire a casa. È molto
europea”.
Rivolgi
un appello ai nostri lettori e al tuo pubblico. “Se volete passare una serata a
ridere e a cantare allora domenica15 giugno venite tutti al Centro Leonardo da
Vinci. Il posto giusto per chi crede nell'amore e vuole dimenticare un po' i
problemi della vita”. (V.G.)
Il giudice Discepola: istruzione e orgoglio italiano
I giuristi italo-canadesi hanno onorato i 36 anni di
carriera del magistrato nato ad Avellino
Montréal – In genere i giudici vengono percepiti come rigidi
e severi, sempre seriosi, antipatici, immuni dalle tentazioni, scevri da ogni
debolezza. Niente di più sbagliato. Perché i giudici possono essere anche
umili, ironici, sensibili e simpaticissimi. Proprio come Antonio Discepola,
giudice della Corte municipale di Montréal, al quale il 30 maggio ha reso omaggio
l’Associazione dei giuristi italo-canadesi del Québec in occasione del
banchetto annuale che quest’anno, nella cornice della sala da ricevimento Le
Rizz ed alla presenza di quasi 300 invitati, ha celebrato il 10º anniversario
di fondazione. Tra le personalità presenti, ricordiamo: il Console d’Italia
Enrico Padula accompagnato dalla consorte Milena; Jean-François Buffoni,
giudice alla Corte superiore del Quebec; l’avvocato Carmine Mercadante, i
deputati Massimo Pacetti e Rita de Santis, Joe Borsellino, presidente del
Consiglio di amministrazione del Centro Leonardo da Vinci; Pino Asaro,
presidente del Congresso; il Sen. Basilio Giordano e la Sen. Marisa Ferretti
Barth; il consigliere di Saint Léonard Dominic Perri ed il Commissario
scolastico Vincenzo Galati. L’associazione, fondata il 29 maggio del 2002, ha dedicato la serata ai 36 anni di carriera del giudice Antonio Discepola, nato a Volturara Irpina (Avellino) il 25 gennaio del
1951, laureato in Legge nel 1978 e membro fondatore del sodalizio. A coordinare gli interventi
sul palco, intervallati dalla musica di Perry Canestrari, sono stati la vice
presidente Anna Colarusso, avvocato dello studio legale Kaperonis &
Colarusso, e Dino Mazzone, direttore esecutivo della Fondazione The
Marianopolis Millennium e presidente della ‘National Italian-American Bar
Association’, entrambi membri-fondatori dell’organismo. Il presidente
dell’Associazione, Philippe Messina, ha ricordato i tre obiettivi del sodalizio: garantire
agli italo-quebecchesi il ruolo che
meritano nella società, il sostegno a chi sceglie questa professione e la
salvaguardia dei diritti di tutti i membri della Comunità. Il Console Padula,
dal canto suo, ha sottolineato come l’abbinamento tra la cultura giuridica
italiana, di matrice romana, e quella nordamericana, di ispirazione
anglosassone, rappresenti un interessante ponte tra due culture giuridiche
fondamentali. Quindi è stata la volta del
giudice Discepola, che ha reso omaggio alle sue origini e all’educazione
ricevuta dai genitori, con un discorso molto profondo, rotto, a tratti, dalla
commozione ma stemperato da una sagace ironia. Cominciando da un retroscena
sulla sua candidatura ad ospite d’onore della serata: “Ho detto subito di no,
giustificandomi con la necessità di invitare un personaggio in grado di
riempire la sala: oggi siete tanti quanti erano presenti alla serata in onore del giudice della Corte
Suprema Iacobucci. Grazie per la generosità”. Sull’Associazione: “A coloro che
dicevano che non sarebbe durata più di 3 anni, ho sempre ribattuto che, se i
nostri antenati sono riusciti a costruire un impero, noi ce la saremmo potuto
cavare altrettanto bene”. Poi sulla sua
infanzia: “Sono nato in un piccolo paese senza acqua corrente, elettricità e
libri. I miei genitori non sono mai andati a scuola e mi rimproveravano
scagliandomi addosso anche le scarpe. Non mi hanno mai detto ‘Ti vogliamo
bene’, non era necessario: sapevano che facevano tanti sacrifici per il mio
futuro. Sono stati duri con me, è vero, ma solo per farmi diventare una buona persona.
Mio padre mi diceva sempre: ‘Bisogna studiare, per dimostrare di cosa siamo
capaci; per uscire dalla povertà, è necessaria l’istruzione. Inutile perdere
tempo a lagnarci’”. Quindi il riferimento alla Commissione Charbonneau: “Basta
lamentarci: lavoriamo ancora di più e preserviamo con orgoglio le nostre
origini: siamo i discendenti di Leonardo da Vinci, Michelangelo, Meucci,
Amerigo Vespucci, Verrazzano, Giovanni Caboto. Guardiamo al passato con
fierezza: siamo come l’oro che non si sporca mai”. Sulla sua professione: “Un
inglese diceva: ‘Basta essere dei gentiluomini e, se si conosce un pò di legge,
tanto meglio’. Di certo, se vi riesce difficile prendere decisioni, questo
mestiere non fa per voi”. Infine una sorta di testamento per le nuove generazioni:
“Sono sei gli ideali che i nostri antenati ci hanno lasciato: pensiero, azione,
sacrificio, dignità, forza e concordia: fatene tesoro”. Ideali che sicuramente
sono rimasti scolpiti nel cuore e nella mente dei tre giovani italiani studenti
in Legge, a cui sono andate tre borse di studio da 1.000 $: Marcus Moore (McGill University
Law School),
Hugo St-Laurent (Université de Laval) e Kimberly Parisi (Université de
Montréal). Essere italiani, oggi, è un motivo di orgoglio. Esserlo da giudici è
una responsabilità, ma anche una sfida per riscattare le ingiustizie subìte dai
nostri padri o dai nostri nonni. (V.G.
Sempre più italiani scelgono il Canada
Lo dicono i dati ufficiali del Ministero dell’Immigrazione. Ma i numeri restano bassi, se paragonati alle ondate del secolo scorso e ai nuovi arrivi da Paesi emergenti
come Cina, India e Filippine
Ottawa
– Gli italiani che nel 2013 sono diventati residenti permanenti sono 823,
ovvero il 139% in più rispetto al 2005. I numeri restano decisamente bassi, se
paragonati alle ondate del
secolo scorso, soprattutto nel dopoguerra (dal ’46 al ’55: 130.752 ingressi;
dal ’56 al ’65: 216.982; dal ’66 al ’75: 126.540; dall’ ’86 al ’95: 7.872 e dal
’96 al 2005: 4.794), ma l’inversione di tendenza appare evidente. Anche se
siamo lontani anni luce dai 3 Paesi che rappresentano i “serbatoi” più
importanti del Canada: 34mila residenti permanenti
dalla Cina, 33mila dall’India e 30mila dalle Filippine. Ad illustrare la
situazione dell’immigrazione italiana in Canada
sono stati, il 16 maggio scorso, a Toronto,
il Ministro della Cittadinanza e dell’Immigrazione Chris Alexander, il Ministro
del Multiculturalismo Jason Kenney e il collega responsabile dei Veterani,
Julian Fantino. Rispetto al 2005, i residenti permanenti sono più che
raddoppiati: da 344 sono passati a 823, ovvero il 139% in più. Inoltre, sempre
nel 2013, 421 studenti italiani, il 90% in più rispetto al 2005, hanno scelto
il Paese degli Aceri per completare la loro formazione accademica. Dopo un
periodo di lunga e costante discesa degli ingressi dal Belpaese (dal 1967 con
un picco di 31.635 al 2005 con soltanto 344 residenti, ovvero un ribasso del
99%), l’immigrazione italiana in Canada ha cominciato lentamente a risalire.
Tra i nuovi residenti permanenti, quelli che rientrano nella categoria della
‘classe economica’ (coloro, cioè, che sono stati accettati perché hanno una
somma da investire o sono in possesso di un contratto di lavoro) sono quasi
triplicati negli ultimi 10 anni. L’anno scorso il Canada
ha accolto 500 investitori dall’Italia, un aumento del 200% rispetto al 2003. L’inversione di
tendenza riguarda anche la categoria della ‘classe familiare’
(ricongiungimenti), che ha visto 294 nuovi residenti, il numero più alto in
quasi 20 anni. In generale, dal 2006 ad oggi, il Canada ha accolto in media 250 mila
persone da tutto il mondo. Dal 1946, gli italiani che hanno scelto di vivere in
Canada
sono più di 500 mila. A fare la differenza, nel 1967, è stata la riforma
dell’immigrazione, basata sul “sistema a punti”: i richiedenti dovevano
totalizzare più punti possibili (in una scala da 0 a 100), tenendo conto di 9
fattori, tra cui educazione (20), età (10) e conoscenza dell’inglese e del francese (10).
Fattori che hanno scoraggiato, di fatto, la domanda italiana, essendo gli
immigrati del
Belpaese del tempo quasi tutti analfabeti, e quindi impiegabili solo come
manodopera. Oggi gli italiani, complice un mercato del lavoro bloccato, hanno ripreso ad
emigrare: secondo l’Istat, solo negli ultimi cinque anni quasi 100 mila giovani
(94mila, per la precisione) sono espatriati. Sono giovani e laureati. Metà di
chi ‘scappa’ si ferma, però, in Europa. Ma la nuova frontiera è l’est: nei
primi mesi del 2014 oltre 6 mila italiani sono andati ad abitare a Mosca; così
come, dal 2011, gli Italiani che vivono a Budapest sono decuplicati, da 400 a
4mila. Senza dimenticare i 3.500 italiani che nel 2013 sono emigrati in Cina.
Il Canada resta una meta ambita, ma non riscalda il cuore come qualche decennio
fa: chi lascia il Vecchio Continente, punta a rifarsi una vita in Europa o in
Oriente. (V.G.)
Gli italiani di Montréal celebrano la Repubblica
Dieci anni dopo, la Festa Nazionale è tornata ad essere un
evento popolare
Circa 800 persone hanno partecipato al 68º anniversario
della Festa Nazionale sul belvedere di Mont-Royal: per un giorno la bandiera
tricolore ha sventolato su tutta la città, a dimostrazione che ormai la
Comunità Italiana è una realtà perfettamente integrata nella società
quebecchese e contribuisce attivamente allo sviluppo della metropoli
Montréal – Nel 2004
aveva salutato tutti i connazionali, in qualità di Console Generale, a
conclusione della Festa della Repubblica che si era tenuta al Centro Leonardo
da Vinci, a Saint Léonard.
Una festa aperta a tutti, senza inviti. Dieci anni dopo, questa volta nelle
vesti di Ambasciatore d’Italia a Ottawa,
Gian Lorenzo Cornado ha salutato gli italo-canadesi accorsi, il primo giugno
scorso, nel maestoso e suggestivo Chalet Du Mont Royal, nel cuore verde della
città, di fronte al panorama mozzafiato di Montréal. Un ritorno al passato
graditissimo, un bagno di folla per rafforzare ancora di più l’orgoglio
italiano, simboleggiato dalla bandiera tricolore, che per un giorno
ha sventolato su tutta la città. Un sentimento condiviso dai
circa 800 connazionali che hanno risposto all’appello lanciato dal Consolato in
rappresentanza del
mondo associazionistico, della cultura, dell’imprenditoria, dei media e della
politica quebecchese, canadese e montrealese. Tra le personalità presenti,
oltre all’Ambasciatore Cornado ed al Console generale Enrico Padula, ricordiamo
(impossibile elencarli tutti per motivi di spazio): il Sindaco di Montréal
Denis Coderre; Robert Poëti, Ministro dei Trasporti e responsabile della
regione di Montréal, il deputato federale Massimo Pacetti, la sua omologa
provinciale Rita de Santis; Giovanna Giordano, presidente del Comites di
Montréal, Pino Asaro, presidente del Congresso, sezione Québec, e il Senatore
Basilio Giordano. Davvero emozionante l’inizio della cerimonia, con gli inni
nazionali, canadese e italiano, intonati dal coro polifonico degli Alpini di Montréal. Ad
allietare il pomeriggio anche la Banda Gentile, otto fisarmonicisti e Tony
Commodari con la sua chitarra (tutti sotto l'attenta supervisione di Roberto
Medile). Nel suo saluto rivolto agli ospiti, il Console Padula ha dichiarato:
“Quest’anno celebriamo la festa su Mont-Royal, abbracciando con la vista tutta
la città: in questo modo possiamo ammirare tutto quello che la Comunità
italiana di Montréal ha realizzato nel corso dei decenni, il suo contributo
fondamentale alla storia di questa bella e vibrante città del
Nord America.
Oggi gli italiani vivono ovunque nella città: da Saint Léonard e RDP fino a
Lasalle, nel West Island e a Laval.
Per questo motivo, la Comunità italiana ha tutto il diritto di celebrare la
loro Festa Nazionale al centro della metropoli. La Festa della Repubblica è la
vostra Festa, perché celebra il legame che non avete mai spezzato con la
Madrepatria. Un elemento forte di questo legame è la lingua, di cui avete
mantenuto una conoscenza chiara e diffusa. Ora tocca ai vostri figli
apprenderla e studiarla anche nelle scuole che frequentano”. Il Sindaco
Coderre, dal canto suo, è parso particolarmente a suo agio, azzardando anche
qualche parola in italiano: “La festa del
2 giugno è molto importante: dopo essersi battuta contro il fascismo, l’Italia
ha scelto la democrazia diventando una Repubblica. Oggi celebriamo anche il
contributo che la Comunità Italiana ha fornito alla crescita di Montréal e del
Québec: sul piano culturale, gastronomico, imprenditoriale, delle finanze e
degli affari. Di tutto questo siamo fieri e vi ringraziamo di cuore”. Il
Ministro Robert Poeti non perde occasione di ricordare le sue origini
tricolori: “Buonasera a tutti. Devo dirvi subito che sono italiano: mio padre
si chiamava Orlando Poeti. In Québec esiste una Comunità Italiana molto forte:
in tanti si sono distinti nelle scienze, nella cultura, nell’arte, negli affari
e sono presenti da molto tempo, ormai, all’Assemblea Nazionale. L’Italia è un
partner economico importante per il prestigio e l’eccezionale qualità dei suoi
prodotti. E lo diventerà sempre di più grazie all’accordo di libero scambio tra
Canada
ed Unione Europea. Sono fiero di essere italiano, così come sono fiero di
essere canadese, quebecchese e montrealese”. A chiudere i discorsi, è stato
l’Ambasciatore Cornado: “Quest’anno abbiamo voluto organizzare le celebrazioni
insieme alla Comunità Italiana perché la Festa della Repubblica non sarà mai
più una festa a inviti, ma comunitaria, di tutti gli italiani, la vostra festa.
Sono fiero di essere uno di voi e sono qui per testimoniare l’affetto, il
rispetto e l’ammirazione che il vostro Paese nutre nei vostri confronti. Vi
ringrazio, in particolare, per avermi fatto scoprire la vostra Italia, quella
che avete ricreato qui in Canada,
a migliaia di chilometri dai vostri luoghi di origine. Un'Italia che si è fatta
apprezzare e si è fatta valere ed oggi è un fulgido esempio per il nostro Paese
e per le altre comunità italiane nel mondo. Siete i migliori Ambasciatori
italiani in Canada
e Ambasciatori canadesi in Italia. In questo giorno così importante voglio
esprimere il vivo auspicio che i nostri due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone,
illegittimamente trattenuti in India, possano fare presto rientro in Patria e riabbracciare
le loro famiglie. Tutta l’Italia è con loro, tutte le Comunità italiane nel
mondo sono con loro: sono degli eroi e dobbiamo essere orgogliosi di loro. Se
avete una bandiera italiana, esponetela alla finestra o davanti alle vostre
case e guardatela sempre con orgoglio. Perché il tricolore rappresenta la
vostra Patria di origine, la vostra identità, la vostra lingua, la vostra
cultura e la vostra storia: la storia di un grande Paese e di un grande Popolo.
Viva l'Italia, viva il Canada,
viva il Québec, viva Montréal e viva la meravigliosa Comunità italiana”. (V.G.)
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