Wednesday, June 11, 2014

L'EDITORIALE - Budget Qc: tagli alla spesa, meno servizi?




Un budget duro, ma necessario per risanare le casse dello Stato e garantire un futuro stabile alle prossime generazioni. Il governo Couillard ha fatto una scelta di campo: inutile tergiversare, il pareggio di bilancio è ormai una priorità improcrastinabile. Da raggiungere entro il 2016. Ad ogni costo. “Non è un’ossessione, ma un obbligo”, ha dichiarato il Ministro delle Finanze, Leitao. Seguendo così l’esempio virtuoso di Ottawa, che nello stesso periodo punta addirittura ad accumulare un attivo di 6.5 miliardi di dollari destinato ad essere restituito ai contribuenti per alleggerirne il carico fiscale. Il governo liberale si è esposto troppo, per permettersi di fallire. Couillard ci ha messo la faccia e ora si gioca buona parte della sua credibilità: per questo motivo ha optato per una ‘terapia d’urto’ che prevede nuove tasse (le solite, i primi ad essere colpiti ad ogni latitudine sono i bevitori e i fumatori, come se i vizi fossero una colpa anche agli occhi dello Stato), ma anche, e soprattutto (e qui sta la novità più coraggiosa, ma anche più rischiosa), tagli consistenti alla spesa pubblica, da cui non vengono risparmiati neppure due settori ‘sensibili’ come la Sanità e l’Istruzione. È come se Couillard volesse accattivarsi la simpatia dei cittadini con un messaggio tipo: “A qualcuno di voi chiedo qualche sacrificio in più, ma io dò l’esempio e faccio altrettanto”. Un approccio quasi paternalista e populista, per indorare la pillola dell’austerità implementata attraverso il doppio binario dell’aumento delle tasse e del taglio della spesa. Per mettere i conti in ordine, dunque, il governo punta ad una cura dimagrante all’interno della sua stessa amministrazione: solo per questo esercizio finanziario, infatti, i Ministeri (13 su 22 quelli ‘colpiti’) sono chiamati a stringere la cinghia ed a risparmiare 3.3 miliardi di dollari. E non è che l’inizio: i tagli saranno ancora più massicci l’anno prossimo (2015-2016), in base al rapporto che presenterà nei prossimi mesi la ‘Commissione per la revisione permanente dei programmi’, organismo istituito dall’esecutivo per passare al setaccio tutti i programmi governativi, stabilendone la pertinenza e la portata. E quindi l’eventuale taglio. A ciò si aggiunga il congelamento dei funzionari (che negli ultimi 10 anni sono cresciuti di 48 mila unità): le nuove leve non prenderanno automaticamente il posto di chi andrà in pensione. Per quanto ambiziosa, però, la ricetta di Couillard, messa nero su bianco da due economisti affidabili e di grido come il Ministro delle Finanze Leitao e il Presidente del Consiglio del Tesoro Coiteux, rappresenta un’arma a doppio taglio e rischia di rivelarsi un boomerang: i liberali puntano a fare cassa attraverso una macchina dello stato più snella e leggera, senza per questo scontare una diminuzione dei servizi elargiti. La parola-chiave è produttività: Couillard vuole ‘potare’ i rami secchi della burocrazia e scommette sulle capacità dei funzionari, i quali, consapevoli di essere in numero inferiore e di avere meno soldi a disposizione, dovranno impegnarsi ancora di più per garantire gli stessi standard di efficienza e qualità. Uno scenario ideale, che potrebbe però scontrarsi con una realtà molto più complicata e penalizzante. I servizi, infatti, potrebbero deteriorarsi per mancanza di finanziamenti e/o insufficienza di personale: in questo modo il cittadino medio, insoddisfatto, si ritroverebbe costretto a rivolgersi al settore privato. Oppure l’organismo pubblico di turno, a corto di liquidità, si rivolgerebbe direttamente al cittadino-cliente chiedendogli quei soldi che lo Stato centrale non gli garantisce più. In entrambi i casi, a rimetterci sarebbe proprio il cittadino, che conoscerebbe una forte impennata dei costi. Oltre al danno, anche la beffa. Un esempio su tutti: le commissioni scolastiche, martoriate dai tagli, si potrebbero sentire autorizzate ad aumentare la tassa fondiaria per far fronte ai mancati proventi. Alla fine, insomma, il paradosso potrebbe essere quello di “pagare di più per avere di meno”. Tanto che i quebecchesi già sentono ‘puzza di bruciato’. Secondo un sondaggio Leger, pubblicato il 6 giugno scorso, due cittadini su tre non credono che il governo porti a casa il pareggio di bilancio già l’anno prossimo; e, quasi uno su due, si dice scettico sulla possibilità di rimettere in moto l’economia con la creazione di nuovi posti di lavoro. Che la pillola sia troppo indorata, per essere credibile?

Budget Québec: meno spesa pubblica e più tasse per il pareggio nel 2015-2016



Il primo budget del governo Couillard

Per fare cassa e risanare il bilancio, il governo colpisce i consumatori, aumentando le tasse su birra, vino e sigarette. Tagli anche nell’amministrazione pubblica: nel mirino Sanità e Istruzione




Québec – È un budget decisamente votato all'austerità quello depositato il 4 giugno scorso dal Ministro delle Finanze Carlos J. Leitao. Il Premier Couillard lo aveva già fatto capire a chiare lettere in tempi non sospetti, parlando di “rigore” e “realismo”. Adesso è arrivata la tanto temuta controprova. Una cura da cavallo per ripianare il bilancio dopo 6 anni di segno negativo. Si annunciano tempi difficili per i quebecchesi: per ‘addomesticare’ il deficit strutturale, il governo blocca le assunzioni nel settore pubblico, limita gli esborsi per la Sanità e l’Istruzione, aumenta le tasse su alcol e tabacco e avvia un controllo più serrato sulla spesa pubblica. “Vogliamo che l’economia del Québec crei più ricchezza e occupazione – ha spiegato Leitao nel suo discorso all’Assemblea Nazionale – ma vogliamo anche mettere fine allo squilibrio strutturale nelle finanze pubbliche, che ogni anno accresce il fardello del debito e limita in maniera crescente la nostra libertà di azione”. “Le spese continuano ad aumentare più velocemente delle entrate: così non si può andare avanti. Il 7 aprile gli elettori ci hanno scelto per riprendere il controllo delle finanze pubbliche”, gli ha fatto eco Martin Coiteux, presidente del Consiglio del Tesoro. Intanto però, per fare cassa e raggiungere il tanto sospirato pareggio, il governo colpisce ancora una volta i consumatori, aumentando le tasse su birra, vino e sigarette. In particolare, una cassa di birra da 24 costerà 1.20 $ in più dal primo agosto, mentre una cartuccia di sigarette costa già 4 $ in più (50 centesimi a pacchetto), così come una bottiglia di vino è più salata di 24 centesimi ed una bottiglia di alcol è più costosa di 37 centesimi. Con queste nuove entrate, il governo conta di incassare 126 milioni $ quest’anno e 175 milioni l’anno prossimo. Rimandato ogni investimento. C’è anche una buona notizia: annullato l’aumento delle tariffe orarie degli asili nido da 7 a 9 $, come previsto dal governo Marois. L’aumento ci sarà, ma dal 1º ottobre e di soli 50 centesimi. Giro di vite nella spesa pubblica. Da 10 anni aumenta in media del 4.1% ogni anno: per il 2014 sarà riportata all’1.8%, mentre l’anno prossimo addirittura allo 0.7%. Saranno anni di ‘vacche magre’ per i funzionari statali. L’obiettivo del governo è rastrellare 100 milioni $ quest’anno e 500 milioni l’anno prossimo. I medici dovranno fare la loro parte: il loro aumento salariale sarà contenuto della metà, per un risparmio di 255 milioni. Abolite le direzioni regionali del Ministero dell’Istruzione (per 15 milioni), mentre le Commissioni scolastiche dovranno fare a meno di 67.5 milioni (che si tradurranno in un aumento delle tasse dell’8%). Tutto questo per non fallire l’obiettivo principale: il pareggio di bilancio nel 2015-2016.  Per quest’anno il deficit si attesterà sui 3.1 miliardi (600 milioni in più rispetto alle previsioni del governo Marois), per poi scendere a 2.35 nel 2014-2015. Il Pil, invece, crescerà dell’1.8% nel 2014 (i liberali si erano spinti fino al 2.1% in campagna elettorale) e del 2% nel 2015. (V.G.)

Tuesday, June 3, 2014

CALCIO - MLS, Impact: New England Revolution battuto 2-0



Finalmente una prestazione convincente contro la prima della classe: sabato scorso, l’Impact di Montréal ha avuto un sussulto d'orgoglio piegando 2-0 il New England Revolution che guida la classifica della ‘Divisione est’ a quota 23. L’11 di Klopas mette così in bacheca 3 punti che non cambiano classifica (la squadra resta ultima a 10 lunghezze), ma restituiscono serenità e fanno sicuramente morale. A timbrare il cartellino sono stati Romero al 3’ (bravo a infilare Shuttleworth in uscita con un diagonale sul secondo palo) e McInerney al 38’ (lesto a ribadire in rete una respinta corta dell’estremo difensore avversario su un tentativo da fuori di Nakajima-Farran). Per gli americani è una brutta battuta d’arresto dopo cinque vittorie di fila. Tra i montrealesi ha brillato in particolare il neo acquisto Nakajima-Farran, che ha vivacizzato e reso più imprevedibile il gioco montrealese. Soddisfatto Marco Di Vaio, al rientro dopo un mese ai box per infortunio: “Abbiamo fatto una buona gara, a livello di intensità e concentrazione. È un buon inizio: ora dobbiamo continuare così, restando compatti in difesa e attaccando gli spazi in contropiede, un modo di giocare che può regalarci delle soddisfazioni”.  L’Impact - che intanto ha annuciato l’acquisto dai Timbers di Portland del difensore Mamadou “Futty” Danso, 31 anni - scenderà in campo mercoledì 4 giugno per la partita di ritorno della finale del Canadian Championship contro il Toronto, mentre mercoledì 11 ospiterà allo Stadio Saputo il DC United per la 13ª giornata di campionato. (V.G.)

Lo scugnizzo Rennella ci racconta “L’Amore all’Italiana”



Lo spettacolo andrà in scena il 15 giugno al Centro Leonardo da Vinci

Montréal – L’ultima volta ha fatto lo ‘Nu scugnizz a Montréal’. Era il 10 novembre del 2012. In due anni ne è passata di acqua sotto i ponti. Ora torna in città per parlarci d’amore. Magari avrà messo la testa a posto. O forse no. Diavolo o Acqua Santa, una cosa è certa: ci farà ridere con le sue battute fulminanti, ma anche emozionare con le canzoni più belle di sempre. Il suo nome sarà già sulla punta della vostra lingua: è Enrico Rennella, 32 anni, che questa volta ci propone uno spettacolo tutto incentrato “sul modo - tutto italiano - di essere nell'amore”. Nato a Parigi da mamma francese e papà napoletano, basta parlarci un attimo per capire che partenopei come lui ce ne sono pochi in giro: quell’inconfondibile accento, abbinato ad una comicità irresistibile, ne fanno un umorista geniale. Anzi, un artista a tutto tondo, visto che sul palcoscenico abbina esilaranti sketch a brani di successo che pesca dal ricchissimo repertorio italiano. Un ‘One man show’ autore, regista e interprete di un ‘varietà’ in italiano e (naturalmente) in napoletano, con qualche battuta in inglese e francese. Enrico vi racconterà “L’Amore all’Italiana” il 15 giugno al Centro Leonardo da Vinci dopo il fragoroso successo riscosso a Vancouver (sold out!) il 3 maggio scorso
Enrico, l'ultima volta che sei stato a Montréal con il tuo spettacolo "Nu Scugnizz' a Montreal" è stato nel 2012. Sono passati due anni. “In questi due anni sono stato in tante città per presentare ‘Nu Scugnizz' e, allo stesso tempo, scrivevo il mio nuovo spettacolo, ‘L'Amore all'Italiana’. Noi artisti siamo un po' così, sai, non riusciamo mai a stare fermi con la mente. Cerchiamo sempre qualcosa di nuovo per dare al nostro pubblico l'entusiasmo di una novità”.
Ora ritorni da noi con "L'Amore all'Italiana". Cos'ha di diverso questo spettacolo rispetto al primo? “Il titolo, ovviamente, rispecchia il tema dello spettacolo, che è quello, appunto, dell'amore. In questo spettacolo mi concentro però sul nostro modo - tutto italiano - di essere nell'amore, di rapportarsi l'uno all'altro. Nello spettacolo affronto l'amore da diversi punti di vista: l'amore tra uomo e donna, quello in famiglia tra genitori e figli e poi, anche, l'amore nella religione, che per me è molto importante. I modi di amare e di mostrare amore sono tanti ed io sul palco cerco di mettere in luce gli aspetti più simpatici di questo sentimento”
La tua professione è quella dell'umorista,ovviamente, ma tu come ti definisci? Cos'hai di diverso da tanti altri comici? “Ogni comico è diverso. Ognuno ha il suo modo di raccontare le sue battute. In ogni mio spettacolo cerco sempre di fare vivere la battuta al pubblico perchè la presento come un film o un libro. È una storia che ha un inizio e che ti porta pian piano alla fine. La gente mi chiede spesso se quello che faccio è stand-up comedy, ma io non mi vedo così. Non mi definisco un cabarettista. Preferisco definire me stesso  un "one-man show", perché i miei spettacoli offrono un po' di tutto: c'è tanta varietà che spazia dalla commedia, alle storie della mia vita, fino alla musica che mi sta a cuore. Mi piace offrire al pubblico un'esperienza completa”.
Nel tuo nuovo spettacolo c'è un elemento di novità: la presenza di un complesso musicale che ti accompagna.  “La musica è molto importante per me, perché mi accompagna sempre nella vita di tutti i giorni. Voglio dare al mio pubblico un'esperienza ricca di emozioni e questo non si può fare senza la musica. Insieme, sul palco, percorreremo un tragitto musicale che ci accomuna come italiani. Per questo ho scelto canzoni che tutti possono riconoscere e cantare insieme a me. Naturalmente, a me piace molto anche la musica moderna, per cui ci saranno anche dei brani che si sentono ancora oggi alla radio, cantati però, con un pizzico di simpatia, se così posso dire”.
Chi è Enrico oggi rispetto allo Scugnizz' di due anni fa? “Enrico, oggi, è uno che è passato da fare nu scugnizz' all'amore ... cioè rubo di meno. Scherzi a parte, non penso di essermi evoluto poi tanto perché, in fondo, se vado o non vado sul palco, sono sempre la stessa persona, sia al teatro che nella vita di tutti i giorni. Sono sempre lo stesso”.
Tra le tante città, ti sei esibito con successo anche a Toronto, Mississauga e Vancouver. Hai trovato differenze o pensi che una certa "italianità" le accomuni? “Più o meno la Comunità, da ovest a est e da nord a sud, è uguale, ma più passa il tempo e più il pubblico si mostra caldo nei miei confronti, perché tanti di loro ora sanno chi sono. La mia prima volta a Montréal non è stata facile, il pubblico era molto freddo all'inizio dello spettacolo. Ma poi, dopo qualche minuto, mi hanno dato più calore che nu furn a pizz”.
E dal pubblico di Montréal, cosa ti aspetti? “Penso che questa volta l'accoglienza sarà ancora più calorosa. Il pubblico sa più o meno cosa aspettarsi da me, anche se ho tutta l'intenzione di sorprenderli ancora. Montreal è una città che ho molto a cuore perchè mi fa sentire a casa. È molto europea”.
Rivolgi un appello ai nostri lettori e al tuo pubblico. “Se volete passare una serata a ridere e a cantare allora domenica15 giugno venite tutti al Centro Leonardo da Vinci. Il posto giusto per chi crede nell'amore e vuole dimenticare un po' i problemi della vita”. (V.G.)

Il giudice Discepola: istruzione e orgoglio italiano



I giuristi italo-canadesi hanno onorato i 36 anni di carriera del magistrato nato ad Avellino

Montréal – In genere i giudici vengono percepiti come rigidi e severi, sempre seriosi, antipatici, immuni dalle tentazioni, scevri da ogni debolezza. Niente di più sbagliato. Perché i giudici possono essere anche umili, ironici, sensibili e simpaticissimi. Proprio come Antonio Discepola, giudice della Corte municipale di Montréal, al quale il 30 maggio ha reso omaggio l’Associazione dei giuristi italo-canadesi del Québec in occasione del banchetto annuale che quest’anno, nella cornice della sala da ricevimento Le Rizz ed alla presenza di quasi 300 invitati, ha celebrato il 10º anniversario di fondazione. Tra le personalità presenti, ricordiamo: il Console d’Italia Enrico Padula accompagnato dalla consorte Milena; Jean-François Buffoni, giudice alla Corte superiore del Quebec; l’avvocato Carmine Mercadante, i deputati Massimo Pacetti e Rita de Santis, Joe Borsellino, presidente del Consiglio di amministrazione del Centro Leonardo da Vinci; Pino Asaro, presidente del Congresso; il Sen. Basilio Giordano e la Sen. Marisa Ferretti Barth; il consigliere di Saint Léonard Dominic Perri ed il Commissario scolastico Vincenzo Galati. L’associazione, fondata il 29 maggio del 2002, ha dedicato la serata ai 36 anni di carriera del giudice Antonio Discepola, nato a Volturara Irpina (Avellino) il 25 gennaio del 1951, laureato in Legge nel 1978 e membro fondatore del sodalizio. A coordinare gli interventi sul palco, intervallati dalla musica di Perry Canestrari, sono stati la vice presidente Anna Colarusso, avvocato dello studio legale Kaperonis & Colarusso, e Dino Mazzone, direttore esecutivo della Fondazione The Marianopolis Millennium e presidente della ‘National Italian-American Bar Association’, entrambi membri-fondatori dell’organismo. Il presidente dell’Associazione, Philippe Messina, ha ricordato i tre obiettivi del sodalizio: garantire agli italo-quebecchesi il  ruolo che meritano nella società, il sostegno a chi sceglie questa professione e la salvaguardia dei diritti di tutti i membri della Comunità. Il Console Padula, dal canto suo, ha sottolineato come l’abbinamento tra la cultura giuridica italiana, di matrice romana, e quella nordamericana, di ispirazione anglosassone, rappresenti un interessante ponte tra due culture giuridiche fondamentali. Quindi è stata la volta del giudice Discepola, che ha reso omaggio alle sue origini e all’educazione ricevuta dai genitori, con un discorso molto profondo, rotto, a tratti, dalla commozione ma stemperato da una sagace ironia. Cominciando da un retroscena sulla sua candidatura ad ospite d’onore della serata: “Ho detto subito di no, giustificandomi con la necessità di invitare un personaggio in grado di riempire la sala: oggi siete tanti quanti erano presenti alla serata in onore del giudice della Corte Suprema Iacobucci. Grazie per la generosità”. Sull’Associazione: “A coloro che dicevano che non sarebbe durata più di 3 anni, ho sempre ribattuto che, se i nostri antenati sono riusciti a costruire un impero, noi ce la saremmo potuto cavare altrettanto  bene”. Poi sulla sua infanzia: “Sono nato in un piccolo paese senza acqua corrente, elettricità e libri. I miei genitori non sono mai andati a scuola e mi rimproveravano scagliandomi addosso anche le scarpe. Non mi hanno mai detto ‘Ti vogliamo bene’, non era necessario: sapevano che facevano tanti sacrifici per il mio futuro. Sono stati duri con me, è vero, ma solo per farmi diventare una buona persona. Mio padre mi diceva sempre: ‘Bisogna studiare, per dimostrare di cosa siamo capaci; per uscire dalla povertà, è necessaria l’istruzione. Inutile perdere tempo a lagnarci’”. Quindi il riferimento alla Commissione Charbonneau: “Basta lamentarci: lavoriamo ancora di più e preserviamo con orgoglio le nostre origini: siamo i discendenti di Leonardo da Vinci, Michelangelo, Meucci, Amerigo Vespucci, Verrazzano, Giovanni Caboto. Guardiamo al passato con fierezza: siamo come l’oro che non si sporca mai”. Sulla sua professione: “Un inglese diceva: ‘Basta essere dei gentiluomini e, se si conosce un pò di legge, tanto meglio’. Di certo, se vi riesce difficile prendere decisioni, questo mestiere non fa per voi”. Infine una sorta di testamento per le nuove generazioni: “Sono sei gli ideali che i nostri antenati ci hanno lasciato: pensiero, azione, sacrificio, dignità, forza e concordia: fatene tesoro”. Ideali che sicuramente sono rimasti scolpiti nel cuore e nella mente dei tre giovani italiani studenti in Legge, a cui sono andate tre borse di studio da 1.000 $: Marcus Moore (McGill University Law School), Hugo St-Laurent (Université de Laval) e Kimberly Parisi (Université de Montréal). Essere italiani, oggi, è un motivo di orgoglio. Esserlo da giudici è una responsabilità, ma anche una sfida per riscattare le ingiustizie subìte dai nostri padri o dai nostri nonni. (V.G.

Sempre più italiani scelgono il Canada



Lo dicono i dati ufficiali del Ministero dell’Immigrazione. Ma i numeri restano bassi, se paragonati alle ondate del secolo scorso e ai nuovi arrivi da Paesi emergenti come Cina, India e Filippine

Ottawa – Gli italiani che nel 2013 sono diventati residenti permanenti sono 823, ovvero il 139% in più rispetto al 2005. I numeri restano decisamente bassi, se paragonati alle ondate del secolo scorso, soprattutto nel dopoguerra (dal ’46 al ’55: 130.752 ingressi; dal ’56 al ’65: 216.982; dal ’66 al ’75: 126.540; dall’ ’86 al ’95: 7.872 e dal ’96 al 2005: 4.794), ma l’inversione di tendenza appare evidente. Anche se siamo lontani anni luce dai 3 Paesi che rappresentano i “serbatoi” più importanti del Canada: 34mila residenti permanenti dalla Cina, 33mila dall’India e 30mila dalle Filippine. Ad illustrare la situazione dell’immigrazione italiana in Canada sono stati, il 16 maggio scorso, a Toronto, il Ministro della Cittadinanza e dell’Immigrazione Chris Alexander, il Ministro del Multiculturalismo Jason Kenney e il collega responsabile dei Veterani, Julian Fantino. Rispetto al 2005, i residenti permanenti sono più che raddoppiati: da 344 sono passati a 823, ovvero il 139% in più. Inoltre, sempre nel 2013, 421 studenti italiani, il 90% in più rispetto al 2005, hanno scelto il Paese degli Aceri per completare la loro formazione accademica. Dopo un periodo di lunga e costante discesa degli ingressi dal Belpaese (dal 1967 con un picco di 31.635 al 2005 con soltanto 344 residenti, ovvero un ribasso del 99%), l’immigrazione italiana in Canada ha cominciato lentamente a risalire. Tra i nuovi residenti permanenti, quelli che rientrano nella categoria della ‘classe economica’ (coloro, cioè, che sono stati accettati perché hanno una somma da investire o sono in possesso di un contratto di lavoro) sono quasi triplicati negli ultimi 10 anni. L’anno scorso il Canada ha accolto 500 investitori dall’Italia, un aumento del 200% rispetto al 2003. L’inversione di tendenza riguarda anche la categoria della ‘classe familiare’ (ricongiungimenti), che ha visto 294 nuovi residenti, il numero più alto in quasi 20 anni. In generale, dal 2006 ad oggi, il Canada ha accolto in media 250 mila persone da tutto il mondo. Dal 1946, gli italiani che hanno scelto di vivere in Canada sono più di 500 mila. A fare la differenza, nel 1967, è stata la riforma dell’immigrazione, basata sul “sistema a punti”: i richiedenti dovevano totalizzare più punti possibili (in una scala da 0 a 100), tenendo conto di 9 fattori, tra cui educazione (20), età (10) e conoscenza dell’inglese e del francese (10). Fattori che hanno scoraggiato, di fatto, la domanda italiana, essendo gli immigrati del Belpaese del tempo quasi tutti analfabeti, e quindi impiegabili solo come manodopera. Oggi gli italiani, complice un mercato del lavoro bloccato, hanno ripreso ad emigrare: secondo l’Istat, solo negli ultimi cinque anni quasi 100 mila giovani (94mila, per la precisione) sono espatriati. Sono giovani e laureati. Metà di chi ‘scappa’ si ferma, però, in Europa. Ma la nuova frontiera è l’est: nei primi mesi del 2014 oltre 6 mila italiani sono andati ad abitare a Mosca; così come, dal 2011, gli Italiani che vivono a Budapest sono decuplicati, da 400 a 4mila. Senza dimenticare i 3.500 italiani che nel 2013 sono emigrati in Cina. Il Canada resta una meta ambita, ma non riscalda il cuore come qualche decennio fa: chi lascia il Vecchio Continente, punta a rifarsi una vita in Europa o in Oriente. (V.G.)

Gli italiani di Montréal celebrano la Repubblica



Dieci anni dopo, la Festa Nazionale è tornata ad essere un evento popolare

Circa 800 persone hanno partecipato al 68º anniversario della Festa Nazionale sul belvedere di Mont-Royal: per un giorno la bandiera tricolore ha sventolato su tutta la città, a dimostrazione che ormai la Comunità Italiana è una realtà perfettamente integrata nella società quebecchese e contribuisce attivamente allo sviluppo della metropoli

Montréal –  Nel 2004 aveva salutato tutti i connazionali, in qualità di Console Generale, a conclusione della Festa della Repubblica che si era tenuta al Centro Leonardo da Vinci, a Saint Léonard. Una festa aperta a tutti, senza inviti. Dieci anni dopo, questa volta nelle vesti di Ambasciatore d’Italia a Ottawa, Gian Lorenzo Cornado ha salutato gli italo-canadesi accorsi, il primo giugno scorso, nel maestoso e suggestivo Chalet Du Mont Royal, nel cuore verde della città, di fronte al panorama mozzafiato di Montréal. Un ritorno al passato graditissimo, un bagno di folla per rafforzare ancora di più l’orgoglio italiano, simboleggiato dalla bandiera tricolore, che per un giorno
ha sventolato su tutta la città. Un sentimento condiviso dai circa 800 connazionali che hanno risposto all’appello lanciato dal Consolato in rappresentanza del mondo associazionistico, della cultura, dell’imprenditoria, dei media e della politica quebecchese, canadese e montrealese. Tra le personalità presenti, oltre all’Ambasciatore Cornado ed al Console generale Enrico Padula, ricordiamo (impossibile elencarli tutti per motivi di spazio): il Sindaco di Montréal Denis Coderre; Robert Poëti, Ministro dei Trasporti e responsabile della regione di Montréal, il deputato federale Massimo Pacetti, la sua omologa provinciale Rita de Santis; Giovanna Giordano, presidente del Comites di Montréal, Pino Asaro, presidente del Congresso, sezione Québec, e il Senatore Basilio Giordano. Davvero emozionante l’inizio della cerimonia, con gli inni nazionali, canadese e italiano, intonati dal coro polifonico degli Alpini di Montréal. Ad allietare il pomeriggio anche la Banda Gentile, otto fisarmonicisti e Tony Commodari con la sua chitarra (tutti sotto l'attenta supervisione di Roberto Medile). Nel suo saluto rivolto agli ospiti, il Console Padula ha dichiarato: “Quest’anno celebriamo la festa su Mont-Royal, abbracciando con la vista tutta la città: in questo modo possiamo ammirare tutto quello che la Comunità italiana di Montréal ha realizzato nel corso dei decenni, il suo contributo fondamentale alla storia di questa bella e vibrante città del Nord America. Oggi gli italiani vivono ovunque nella città: da Saint Léonard e RDP fino a Lasalle, nel West Island e a Laval. Per questo motivo, la Comunità italiana ha tutto il diritto di celebrare la loro Festa Nazionale al centro della metropoli. La Festa della Repubblica è la vostra Festa, perché celebra il legame che non avete mai spezzato con la Madrepatria. Un elemento forte di questo legame è la lingua, di cui avete mantenuto una conoscenza chiara e diffusa. Ora tocca ai vostri figli apprenderla e studiarla anche nelle scuole che frequentano”. Il Sindaco Coderre, dal canto suo, è parso particolarmente a suo agio, azzardando anche qualche parola in italiano: “La festa del 2 giugno è molto importante: dopo essersi battuta contro il fascismo, l’Italia ha scelto la democrazia diventando una Repubblica. Oggi celebriamo anche il contributo che la Comunità Italiana ha fornito alla crescita di Montréal e del Québec: sul piano culturale, gastronomico, imprenditoriale, delle finanze e degli affari. Di tutto questo siamo fieri e vi ringraziamo di cuore”. Il Ministro Robert Poeti non perde occasione di ricordare le sue origini tricolori: “Buonasera a tutti. Devo dirvi subito che sono italiano: mio padre si chiamava Orlando Poeti. In Québec esiste una Comunità Italiana molto forte: in tanti si sono distinti nelle scienze, nella cultura, nell’arte, negli affari e sono presenti da molto tempo, ormai, all’Assemblea Nazionale. L’Italia è un partner economico importante per il prestigio e l’eccezionale qualità dei suoi prodotti. E lo diventerà sempre di più grazie all’accordo di libero scambio tra Canada ed Unione Europea. Sono fiero di essere italiano, così come sono fiero di essere canadese, quebecchese e montrealese”. A chiudere i discorsi, è stato l’Ambasciatore Cornado: “Quest’anno abbiamo voluto organizzare le celebrazioni insieme alla Comunità Italiana perché la Festa della Repubblica non sarà mai più una festa a inviti, ma comunitaria, di tutti gli italiani, la vostra festa. Sono fiero di essere uno di voi e sono qui per testimoniare l’affetto, il rispetto e l’ammirazione che il vostro Paese nutre nei vostri confronti. Vi ringrazio, in particolare, per avermi fatto scoprire la vostra Italia, quella che avete ricreato qui in Canada, a migliaia di chilometri dai vostri luoghi di origine. Un'Italia che si è fatta apprezzare e si è fatta valere ed oggi è un fulgido esempio per il nostro Paese e per le altre comunità italiane nel mondo. Siete i migliori Ambasciatori italiani in Canada e Ambasciatori canadesi in Italia. In questo giorno così importante voglio esprimere il vivo auspicio che i nostri due Marò,  Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, illegittimamente trattenuti in India, possano fare presto rientro in Patria e riabbracciare le loro famiglie. Tutta l’Italia è con loro, tutte le Comunità italiane nel mondo sono con loro: sono degli eroi e dobbiamo essere orgogliosi di loro. Se avete una bandiera italiana, esponetela alla finestra o davanti alle vostre case e guardatela sempre con orgoglio. Perché il tricolore rappresenta la vostra Patria di origine, la vostra identità, la vostra lingua, la vostra cultura e la vostra storia: la storia di un grande Paese e di un grande Popolo. Viva l'Italia, viva il Canada, viva il Québec, viva Montréal e viva la meravigliosa Comunità italiana”. (V.G.)